— Sì; non è forse l’alba?
— Verissimo; ma credevamo che proprio in questa occasione avreste fatto il sonno più lungo. Si narra del principe di Condè....
— Promessi Sposi, capitolo tale! — interruppe Aldo, sorridendo. — Ma io, anche a risico di non somigliar punto al principe di Condè, non ho attaccato sonno, essendo rientrato troppo tardi e avendo avuto da scrivere qualche lettera.
— Infatti, — notò uno dei padrini, dando una occhiata al letto, di cui si vedeva la rimboccatura intatta, — ecco la prova più chiara della vostra veglia d’armi. La chiameremo così, in omaggio alla memoria degli antichi cavalieri. Ma permettetemi di osservare che, non avendo dormito, punterete male, stamane. —
Aldo rispose con una leggiera alzata di spalle. Ma dentro di sè mandò a quel paese il troppo loquace padrino; tanto più che dalla stretta del letto era giunto a lui come un gemito soffocato.
— Basta, — ripigliò il padrino, — poichè siete già alzato, avremo il tempo di prendere il caffè.
— Lo vogliono qui? — domandò il cameriere.
— No, — rispose prontamente Aldo, — lo prenderemo giù in sala. Vi prego, amici, — soggiunse, volgendosi ai due visitatori, — concedetemi due minuti e sono da voi. —
Esciti finalmente i padrini, Aldo ritornò verso Camilla, che si abbandonava bocconi contro la sponda del letto, in preda ad una agitazione violenta.
— Animo, via, Camilla; siate forte! — diss’egli.