— Ah! — gridò ella. — E per mia colpa! Ma non sarà.... non sarà! Mio Dio, abbiate compassione di me!
— Sì, egli mi assisterà; — disse Aldo. — Vieni, ora, te ne prego; non è più tempo di restar qui. —
Camilla si lasciò condurre, come un bambino. Da sola, non avrebbe avuta la forza di muovere un passo. La sua energia femminile, d’indole essenzialmente nervosa, era venuta meno davanti all’idea del pericolo che Aldo correva per lei.
Ma forse, direte, non lo sapeva prima? Sì, buon Dio, lo sapeva; ma bisogna anche osservare che ella faceva assegnamento su certe circostanze, molto ben prevedute, perchè attentamente studiate, le quali all’ultimo momento non le parevano più così certe, come le aveva immaginate da principio. Non vi è egli mai avvenuto di contare su certe combinazioni, sapientemente architettate, che a tutta prima vi sembravano irresistibili, e poi, giunti all’ora della prova finale, di perder la fede, di dubitare, di sospettare un errore di calcolo, infiltrarsi nelle vostre deduzioni, col pericolo di mandare a rotoli il vostro faticoso edifizio? Alla signora Camilla, già tanto sicura durante la notte, tornavano in cuore i sospetti, coll’avvicinarsi dell’alba. L’arrivo dei due padrini di Aldo le aveva dato il tracollo; i sospetti si erano tramutati in paura.
Oramai non si poteva più indugiare, nè mendicar pretesti, nè far capo ad alcune di quelle debolezze che in momenti meno solenni fanno buon giuoco alle donne. Camilla si lasciò condurre fuor della camera di Aldo. C’era appena appena il tempo necessario, perchè ella potesse raggiungere la sua.
Ma nell’atto di escire sul corridoio, alla incerta luce del mattino, i nostri due innamorati fecero un incontro che non s’aspettavano di certo. I padrini erano scesi al pianterreno e il servitore con essi; ma dal fondo del corridoio apparivano due altri personaggi, quasi due ombre; la signora Elena e il commendatore Gerardo.
Il primo e istintivo moto di Aldo fu di mettersi avanti, come per nascondere Camilla agli occhi dei nuovi venuti. Ma era tardi; Elena e suo marito avevano veduta la signora Rivanera, e ambedue, fatto un gesto di meraviglia, accennavano a ritirarsi, per non riescire importuni. Camilla se ne avvide. La poveretta si sentiva morire; ma la gravità del momento rianimò le sue forze. Non toccava a lei di salvare ogni cosa, se era possibile, o di confessare audacemente la propria sconfitta?
Perciò, respinto leggermente Aldo, che non si era anche persuaso della impossibiliti di nasconderla, Camilla si fece incontro ai Vezzosi, e incominciò in questa forma:
— Amici, anche voi siete venuti a salutare il signor De Rossi e ad augurargli fortuna?
— Non potevamo farne di meno, — rispose Gerardo, — avendo indovinato iersera quel che doveva accadere.