— Ah, ah! Il conte Anselmi? — dice l’Alcibiade, con aria che voleva parere disinvolta. — Il conte Anselmi verrà; sicuramente, verrà. Egli è trattenuto ancora pochi minuti all’albergo. Frattanto, egli mi ha incaricato di consegnare una lettera.... alla signora Camilla Rivanera. —
Alle parole dell’Alcibiade rispose un gesto di meraviglia, anzi di stupore da parte di tutti gli astanti. E non fu questo il solo effetto di quello squarcio d’eloquenza, poichè la signora Camilla, udendo proferire il proprio nome, fu sollecita ad apparire sulla soglia.
— Certamente.... — ripigliò l’Alcibiade, — non parrebbe questa una commissione da darsi ad un padrino, ad un araldo d’armi. Nè io l’avrei accettata, se il conte Anselmi non m’avesse raccomandato di eseguirla solennemente, alla presenza di tutti. L’indole stessa della quistione (son parole del conte Anselmi) l’indole stessa della quistione che ho avuta col De Rossi, è tale da richiedere questo preliminare. Ad un linguaggio simile io non ho saputo negare più nulla, e il barone Marcovich, qui presente, mi ha incuorato egli stesso ad incaricarmi di questa trasmissione, che lor signori non troveranno essere fatta da me con solennità minore del bisogno. A lei, dunque, signora Camilla mia riverita — conchiuse l’Alcibiade, facendosi innanzi col suo messaggio, — eccolo il preliminare in discorso. —
V’immaginate come rimanessero tutti, a quel secondo squarcio d’eloquenza del cavaliere Sestavalle. Camilla, intanto, aveva presa la lettera, lacerata la busta, e leggeva. I suoi occhi tutto ad un tratto si animarono; un bel colore incarnatino le tornò in viso, a mano a mano che procedeva nella lettura; finalmente sorrise. Aldo, secondo il solito, ci aveva un diavolo per occhio. Benedetto geloso!
Dopo aver letto, Camilla porse la lettera al commendatore Gerardo.
— È di un uomo di spirito, ed anche di un uomo di cuore; — disse ella. — Leggete. —
Gerardo obbedì. Com’ebbe letto a sua volta, rispose:
— Avete ragione. È in fondo in fondo, un buon ragazzo. Maggiore, vuol leggere?
— Se è cosa che debba entrare nel mio ufficio di padrino.... — disse il maggiore. — E se la signora permette...
— Sicuramente; — rispose Camilla.