— Che vi seccheranno, donna Elena, ve lo prometto io, vi seccheranno.
— Ci vorrà pazienza; — replicò la signora Vezzosi, simulando un sospiro. — Gli uomini hanno tutti il loro cavalluccio di legno, come dicono gli inglesi. E chi è senza peccato scagli la prima pietra.
— Oh, la scaglio io, la scaglio io; — gridò l’Anselmi. — Degli otto peccati capitali, proprio questo mi manca.
— È curiosa, per altro; — ripigliò la signora Elena, cercando di ravviare la conversazione. — Si suol dire: tre italiani, tre opinioni diverse. Ora eccoci qui tre italiane, tre amiche, e nessuna di noi andrà dove va l’altra. Io forse a Courmayeur; Margherita a Recoaro e l’Amalia a Livorno.
— Variata placent; — disse l’Alcibiade primo. — Del resto, io ne conosco due che andranno insieme, l’Altobelli e la Salieri, a Venezia.
— Le due rosse! — esclamò la baronessa.
— Sicuro, bene osservato! — entrò a dire l’Alcibiade secondo. — Una rossa di capegli e l’altra di carnagione.
— Si capisce allora perchè vadano ambedue a Venezia — notò gravemente l’Anselmi.
— Sentiamo il perchè; — disse la signora Vezzosi. — Ma vi avverto, Anselmi; non vogliamo bottate. Si tratta di due amiche. —
Il contino Anselmi chinò la testa, con aria di contrizione.