— E della Vernetti, che va in Engadina?

— Ma!.... Forse per ingrassare, con la cura del latte. Non credete voi che ciò le farà bene?

— Se ne vanno tutte! — esclamò Alcibiade primo. — È dunque una diserzione generale?

— È la moda, cavaliere, è la moda. Bisogna pure farsi ordinare qualche cosa dal medico, per ordinare qualche cosa alla sarta. Si va alle acque con una sola ricetta, che si dimentica magari alla prima stazione; ma con una dozzina di bauli e di casse, da disgradarne una prima attrice. Non è così, mie belle signore? Abbigliatura di mattina, abbigliatura di pomeriggio, abbigliatura di sera; cangiare tutti i giorni, ripartire quando si è veduto il fondo alle casse; ecco il modo di andare alle acque e di ritrarne vantaggio. Perdonate, signora, io scherzo. La cura si fa e riesce utilissima... a noi uomini, per cui queste cose si fanno.

— Ah, se credete che si facciano proprio per voi! — esclamò la signora Vezzosi, minacciando il contino Anselmi col suo ventaglio cinese.

— Sicuramente, dico per noi. Che volete, che sia per le amiche? Ma questo non sarebbe il modo di curarle, bensì di farle morire d’invidia. Non è vero, baronessa? Lo domando a voi, che siete annoverata meritamente tra le stelle più brillanti del nostro firmamento. —

La baronessa rispose al complimento con un risolino delle sue labbra sottili e con l’analoga espansione del vicino di sopra.

— Ma dite, e la Rivanera? — esclamò la signora Amalia. — Avevamo dimenticata la Rivanera.

— La divina Rivanera! — disse l’Anselmi, con un accento che fece alzare la testa alla signora Vezzosi.

— Parlate sul serio, Anselmi? Vi pare proprio divina?