— Lo conoscete, Anselmi? Intimamente? — domandò la signora Vezzosi.

— Ve lo dica il sospiro che mi prorompe dall’imo petto! — rispose il contino.

— Ah, povero Anselmi! Povero Anselmi! E voi certamente vi facevate innanzi con le migliori intenzioni del mondo.

— Sfido io! Una vedova a ventitrè anni! Si va innanzi, pesciolini fidenti, sperando sempre che la bella pescatrice abbia una rete in mano e che voglia servirsene.

— L’avevate giudicata male; — replicò la signora Vezzosi. — Camilla è molto fiera. Non vuol questo, perchè è troppo ricco; non vuol quello, perchè lo è troppo meno di lei; non vuole quell’altro, perchè manca d’idealità.... È la sua frase.

— Sarei curioso di sapere in che categoria ha messo me; — disse l’Anselmi pensoso.

— Probabilmente nell’ultima; — rispose la signora Elena, dandogli gentilmente la baia. — Non ve ne siete accorto, che mancate d’idealità?

— Voi mi direte quel che vorrete, Donna Elena; ma io non andrò in collera; — disse di rimando l’Anselmi. — Vi proverò in questo modo che, se manco d’idealità, son sempre l’ideale degli uomini di buona pasta.

— Intanto che voi distillate il vostro spirito, — entrò a dire la Bertini, — noi non sappiamo dove andrà quest’anno la Rivanera. Un innamorato come voi dovrebbe pure saperlo.

— Signora mia, sono un innamorato respinto, andato a male, vi prego di rammentarlo. Che cosa volete che io sappia? Di sicuro, una dama così piena d’idealità non può andare che in un luogo molto elevato.