— Non dubitare, avrai mie notizie. E anch’io spero di avere le tue. —

Un nuovo bacio e sonoro chiuse il dialogo delle due svisceratissime amiche.

Anselmi aspettava la baronessa al varco.

— Donna Margherita, — le bisbigliò, inchinandosi, con aria di devozione, — e per me niente?

— No, — rispose la baronessa, — voi mancate.... d’idealità. —

L’Anselmi non si commosse punto di quella bottata.

— Diamine! — esclamò, stringendosi nelle spalle; — ve ne importa proprio, della idealità? E per che farne? —

La baronessa gli rispose con un mezzo sorriso; segno che non gradiva intieramente lo scherzo. Perciò al moto delle labbra non si accompagnò quella volta l’espansione del vicino di sopra.

Il contino Anselmo ritornò alla conversazione, molto contento di sè. Si contentava di poco, in verità. Ma la sua fama di bell’umore si rassodava sempre più, e un uomo può credere di aver tutto, quando, insieme con la gioventù, la bellezza e i quattrini, è sicuro di avere anche la gloria.

Anch’egli era sul punto di prender commiato; ma la signora Elena, nell’atto di rimettersi a sedere, e approfittando di un discorso impegnato tra la signora Bertini e i due Alcibiadi, trovò il modo di bisbigliargli, dietro la seta del suo ventaglio cinese: