Con quel capo scarico dell’Anselmi non c’era verso di vincerne una. La signora Vezzosi si appigliò al partito di ridere.

— Dunque, la Corniani no; — diss’ella, abbandonando il naso di Margherita alle celie del contino. — Vediamo l’Altobelli.

— Quella dei capelli rossi! — esclamò l’Anselmi. — In verità, non siete amica al signor De Rossi, se gli attribuite un gusto così bizzarro.

— Lasciamo l’Altobelli. Che ve ne pare della Vernetti?

— È sul fare della Corniani.

— La Milani, dunque. Eccone una che non è sul fare della Corniani.

— Giustissimo; essa è sul fare delle corniòle. Perchè non piuttosto la Rivanera?

A quel nome, buttato là d’improvviso, la signora Elena diede un sobbalzo, come se avesse ricevuto una scossa elettrica. Perchè? ve lo dico subito. Generalmente, le cose più strane comportano (per servirmi di un verbo filosofico) una spiegazione semplicissima. Le altre donne le aveva nominate lei; la Rivanera, invece, l’aveva ricordata lui. Perciò la signora Vezzosi potè credere lì per lì che il contino Anselmi ci avesse qualche particolare, ricordato in quel momento, per giustificare la citazione di un nome anzi che di un altro. Infatti, ella fu pronta a domandargli:

— Che cosa sapete? Ditemi tutto.

— Non so nulla, io; — rispose l’Anselmi. — Non le passavamo noi tutte in rassegna? —