La signora Vezzosi non pose neppur mente a quella circostanza attenuante.
— Ci va forse in casa? — ripigliò.
— Lo ignoro. Io non mi arrisico mai in quei paraggi. È così noiosa la società del presidente gran croce!
— Anselmi! — disse la signora Vezzosi, rimettendosi un tratto dalla sua commozione. — Lo sapete, il proverbio: non c’è rosa senza spina. E chi vuole la rosa....
— Deve adattarsi alla spina, lo capisco; — rispose l’Anselmi. — Ma chi non vuole a nessun costo la spina rinunzia volentieri alla rosa.
— È strano! — esclamò la signora, con un accento di sottile ironia. — Vi piace tanto la Rivanera, e non sapete fare un piccolo sacrifizio ad una così grande bellezza!
— Grande, sicuro; ma è una bellezza vedova; alla larga. —
La signora Vezzosi alzò il ventaglio in atto di minaccia.
— Signor Anselmi, — diss’ella, — sapete che non siete punto galante, quest’oggi? Un bell’omaggio lo rendete, alle donne! Quando son libere, le fuggite.
— Abbiate pazienza, Donna Elena, son fatto così. Del resto, sono così poco pericoloso, che il mio omaggio alle dame.... non libere, non deve far paura a nessuno. Si sa, ogni donna ha bisogno di un uomo, come la vite di un sostegno. Quando la vite perde il palo, il savio agricoltore si affretta a dargliene un altro. Io.... — soggiunse con tragico accento il contino Anselmi, — io non sarò quel palo. E son certo che anche il signor De Rossi la pensa così.