Con quest’ultima arguzia il contino Anselmi prese commiato.
— Meriteresti che ti si facesse prigioniero e che ti si trattenesse a pranzo; — replicava intanto il commendatore.
— Grazie, grazie di cuore; ho un impegno; — disse l’Anselmi.
E stretta gentilmente la mano alla signora Elena, e dato un crollo con britannica vigoria alla destra del suo amico Gerardo, il contino Anselmi si avviò verso l’uscio.
— Diamine! Diamine! — borbottava egli tra sè, nell’atto di scendere le scale. — Una lo vuole e l’altra lo vorrebbe. Il De Rossi è nato sotto buona luna. Con quell’aria da scimunito! Che cosa ci trovino le donne in questi tipi, io non lo so. Ma già, — conchiuse filosoficamente, mettendo il piede in istrada, — per piacere a loro, un uomo non ha da essere solamente scimunito; deve anche parerlo. —
V.
Aldo De Rossi uno scimunito? Sissignori, così lo aveva giudicato l’Anselmi, e tale doveva essere per molti, se non a dirittura per tutti.
È difficile, molto difficile, che una donna sia bella agli occhi di un’altra; ma è anche più difficile che un uomo vi ammetta senza contrasto e senza restrizioni la superiorità d’un altr’uomo. In genere non si bada a queste demolizioni scambievoli dei signori uomini, poichè in società si bada molto alle donne; ma la cosa è proprio così, come ho l’onore di raccontarvi. Il lievito dell’invidia s’impasta benissimo con questa farina del diavolo che è la natura umana, e le anime refrattarie son poche. Così avviene che un uomo non sia gabellato per sapiente, che a patto di essere riconosciuto pedante e noioso, o che non sia annoverato tra i belli, che a patto d’essere confinato tra gli sciocchi. Si ammette questo, ma si aggiunge sempre la nota in margine; ad una qualità, riconosciuta a denti stretti, risponde sempre un grosso difetto, che deve guastarla senz’altro.
Le donne, per solito, non danno retta a questi giudizi mascolini, o li accettano soltanto per dissimular meglio una loro propensione, che non mette conto manifestare alle turbe. E nello stesso modo gli uomini non accettano che pro forma il giudizio della signora Ipsilonne sulla signora Zeta, facendo dentro di sè tutte le possibili e immaginabili restrizioni mentali. Donde la conseguenza naturalissima che uomini e donne s’ingannino a vicenda, col miglior garbo del mondo.
O non sarebbe meglio dire alla libera quel che si sente? No, lettori dell’anima mia; la società civile ha mestieri di questi giuochi innocenti. Non è neanche vero, come certuni pretendono, che tutti capiscano lo scherzo. I dolci di sale non mancano mai, e c’è sempre il gusto di tirare qualcheduno dalla sua. Poi, il vivere in società gli è come il destreggiarsi in diplomazia. Non si ha da dire mai la verità. Capiscano pure gli avversari qual ragione vi fa parlare in un modo o nell’altro, e sempre contrariamente alle opere vostre; negando oggi, potrete in ogni occasione mantellarvi della vostra innocenza.