— Ne ho molta; — rispose il giovine; — ma chiedere il soccorso di una donna....

— Non si tratta di chiedere; — interruppe ella, — si tratta di accettare.

— Orbene, anche l’accettare non va.

— Perchè? Una donna può saperne, in queste cose, più di voi. Chi sa poi che non v’inganniate, disperandovi così!

— Non mi dispero, signora. So già quel che mi tocca.

— Ma infine, questo nome, non è possibile saperlo?

— Ve lo dirò.... più tardi. Perdonate!

— Sarà troppo tardi, allora; — replicò la signora Vezzosi.

Aldo De Rossi non rispose più nulla, e affogò un sospiro, che gli esciva dal petto, in un diluvio di note.

Egli, come vi sarà facile intendere, si vergognava di dover mettere la sua causa nelle mani di una donna. E di qual donna, poi! Per l’appunto di quella che gli aveva lasciato capire tante cose, e a cui aveva detto con brutale schiettezza: ne amo un’altra. Aggiungete che Aldo De Rossi sentiva come un rimorso di quella sincerità, che non era neppur necessaria, poichè egli avrebbe potuto benissimo cavarsi d’impiccio con uno scherzo, fingendo, alla disperata, di essere canzonato dalla signora Vezzosi. E come mai aveva potuto osar tanto, a rischio di offendere il suo amor proprio? Ma già, egli era un ragazzo così fatto; quando sentiva di amare una donna, non poteva simulare tenerezza per un’altra, e gli mancava la prontezza di spirito per girare le difficoltà di un dialogo condotto agli estremi del sì o del no.