Si chiacchierò, senza il suo aiuto, di cento cose diverse. Poi giunsero i pezzi grossi della sala da giuoco, e la signora Elena si alzò dal suo trono, per prendersi cura del tè; cura gelosa, che è riservata alle padrone di casa. Versato dalle mani di una bella signora, il tè diventa migliore. Almeno, così dicono tutti coloro che lo trovano buono. Io, che non l’ho per tale, mi restringo ad ammettere che diventa più bello.
— E così, commendatore, — diceva intanto il signor Silvestro Caramelli al padrone di casa, — voi andrete quest’anno a Courmayeur?
— Ma, veramente la tentazione c’è; — rispose il signor Gerardo. — Per altro, voi sapete che un marito per bene non deve aver volontà.
— Sentite com’è galante, Donna Elena? — disse allora il Telamone, volgendosi alla signora Vezzosi.
— Gerardo lo è sempre, — rispose la signora continuando ad amministrare il suo néttare; — ma questa volta egli ascolta anche i consigli della prudenza.
— Ah sì! — disse il Vezzosi, ridendo. — Minerva che ha indossati i panni del mio amico Anselmi! Figuratevi, egli ha detto a mia moglie e ripetuto a me che la strada è disastrosa. Se avesse detto lunga, pazienza; ma disastrosa, poi!
— Oh, per me, — replicò la signora, — lunga e disastrosa è tutt’uno. Gerardo, io mi ribello al codice, e non vi seguo.
— Il codice ha proprio che la moglie debba seguire il marito? — notò il Vezzosi, continuando a fare l’amabile, come soleva, quando era in mezzo alla gente. — E non ha invece che il marito debba seguir la moglie? Sentiamo dove vorreste andar voi, Elena.
— Io? — esclamò la signora. — Non ho preferenze. Ma siccome credo che più di Courmayeur vi gioverebbe Recoaro, o Montecatini....
— Luoghi non tanto lontani! — soggiunse il signor Vezzosi, con un fil d’ironia.