— Eh, anche questa ragione ha il suo pregio; — replicò la signora.
— Quest’anno ci vuol essere gran gente, a Montecatini; — entrò a dire il Caramelli. — Ho letto ieri sul giornale che ci vanno due ministri; nientemeno!
— Quali? — domandò il commendatore Vezzosi.
— Il ministro dei lavori pubblici e quello degli esteri. La politica italiana si farà tutta al Tettuccio.
— E alla locanda della Pace; — aggiunse Alcibiade primo. — Come vedono, questo è un buon segno.
— Certamente; — disse il signor Vezzosi, sorridendo all’arguzia del Sestavalle. — E voi credete che a Montecatini non si morrà dal caldo?
— Esagerazioni di certi malinconici, che non sanno vivere in nessun luogo; — rispose l’Alcibiade. — Io ci sono stato ancora l’anno scorso, e fo conto di ritornarci.
— Vedete? — osservò la signora Elena, giubilando in cuor suo per tutti quei soccorsi inattesi. — Ecco una buona occasione per farvi risolvere.
— Ditela pure preziosa; — rispose il commendatore, che pensava molto ai ministri, e poco al Sestavalle.
— Inoltre, — soggiunse il Telamone Caramelli, — avrete il presidente gran croce. Egli parte lunedì, con la sua bella nipote.