— Andate lì, Gerardo, che siete un gran diplomatico! — esclamò la signora Elena, ridendo.
— Eh! Che vi pare? — diss’egli pettoruto. — Voi, senza saperlo, siete venuta a levarmi d’impiccio. Lo hanno sentito tutti, che il disegno di andare a Montecatini non è venuto da me. E gli amici, che m’aspettavano per andare a Courmayeur, non sapranno solamente da me che faccio, abbandonandoli, un sacrifizio ad Imene.
— Benissimo; ed io passerò per una capricciosa.
— Via, vi rincresce tanto? Non lo siete un po’ tutte? E non avete il diritto di esserlo? — aggiunse graziosamente il commendatore Vezzosi.
— Politica! — disse in cuor suo la signora Elena. — Come tu trasformi il carattere degli uomini! —
L’ossequio coniugale non permise alla signora Vezzosi di dire: ambizione, che forse era il vocabolo più acconcio.
— Vedete dunque — ripigliò il commendatore, — che ho ragione di essere contento. Non vi pare che sia andato bene, il mio cambiamento di fronte?
— Non poteva andar meglio; — rispose la signora Vezzosi.
E mentalmente soggiunse:
— Nè per voi, nè per me. —