— Che cosa s’immagina di ottenere quel marchese Dello Stinco, con quella figura allampanata? Ingegno non ne ha; danari nemmeno. Il suo titolo mi pare, in verità, troppo poco. E Dio sa da quante s’è già fatto rifiutare, prima di volgersi a te! —

Ne cito uno, ma potrei riferirvene cento, di questi giudizi che andavano brevi e diritti alla meta, esercitando una certa, sebbene inavvertita influenza sull’animo della sua bella nipote.

Che cosa aveva detto il presidente Roberti, del signor Aldo De Rossi? Lo sapremo a suo tempo.

Aldo aveva conosciuta la Rivanera ad una festa da ballo. Era serio, il signor Aldo, fin troppo serio per la sua età. Ciò l’aveva colpita, e per un po’ di tempo l’aveva distratta dai suoi eterni vagheggini. Nel corso d’una notte, il De Rossi aveva ballato due volte con lei, salvo errore; che potrebbero essere state anche tre. Ma, oltre la compagnia naturale del ballo, che fa, dicono, di due vite una sola, il signor Aldo era rimasto a parlare con lei, più a lungo che non avesse fatto con le altre dame di sua conoscenza. Il giorno dopo aveva portati due biglietti di visita a casa Roberti; e il presidente gran croce aveva corrisposto a quella tacita domanda col suo delle grandi occasioni. Ne era seguita una prima visita del De Rossi in casa Roberti; poi, a giuste distanze, una seconda e una terza. Inoltre, il signor Aldo aveva modo di vedere la signora Camilla in questo o in quel ritrovo della città; di guisa che, o in casa di lei, o d’altri, o per via, o a teatro, la vedeva spessissimo. Ma era noto che egli ne vedeva tante altre in quello stesso modo, e la signora Camilla aveva tutto il diritto di non dar molto peso a quella frequenza d’incontri.

Ma un giorno, o una sera, che non ricordo bene, egli ebbe l’ardimento di dirle:

— Siete bella! —

Come glielo disse? A proposito d’una veste che le andava a pennello, o d’una acconciatura nuova? D’un quadro di Raffaello Sanzio, o d’una fotografia dello Schemboche? D’un romanzo di Walter Scott, o d’un articolo di giornale? Io non lo so. L’uomo che vuol dire una cosa, trova sempre l’appiglio, e quando l’ha detta non rammenta più donde abbia prese le mosse. Immaginate un filosofo innamorato, il quale facesse questo sillogismo ad una donna: «L’uomo è un animale ragionevole. Ma il quadrato dell’ipotenusa è eguale alla somma dei quadrati dei due cateti. Dunque, signora, voi siete un occhio di sole.» A voi quel filosofo parrebbe un matto. Ma alla signora parrebbe che conseguenza più logica non fosse tratta mai, dacchè c’è logica al mondo.

La signora Camilla sorrise, alla scappata di Aldo De Rossi. Evidentemente, da un pezzo lo aspettava lì. Quella frase trema a lungo sulle labbra di un uomo innamorato, prima di trasformarsi in suono, come la stilla di rugiada trema sul lembo d’una foglia prima di cadere a terra.

Sorrise, adunque, la bella, sentendosi salutare con quel vecchio epiteto; indi, con aria di stupore, gli rispose brevemente:

— Davvero? —