— È la verità; — ripigliò la signora Camilla. — Di grazia, che cosa ci andate a fare, voi altri, dalla tale o dalla tal altra, spesso da dieci o dodici tutte belle, tutte eleganti, tutte amabili? Non certo a tacere. E se parlate, come io credo, — soggiunse ella, ridendo maliziosamente, — che cosa direte voi a quelle gentili signore? Dei complimenti, che avranno aria di madrigali; dei madrigali, che somiglieranno molto a dichiarazioni. Non dite di no; questa è la forza delle cose.

— No, no; ad onta della vostra sicurezza, qui potreste ingannarvi; — rispose Aldo De Rossi. — Io non credo di dire una cosa strana, affermando che si possa conversare con una dama, anche bellissima, parlando di cose da nulla, e facendo delle questioni accademiche; come adesso, per l’appunto. —

La signora Camilla diede al suo contradittore un’occhiata compassionevole.

— Per amor del cielo, non mi citate ad esempio la nostra conversazione. Se io fossi un’altra donna, e sapessi di questo dialogo, o d’un altro consimile, vi assicuro io, signor De Rossi gentilissimo, che non mi piacerebbe niente, ma niente affatto che si disputasse di certi argomenti, lontano da me. Del resto, — ripigliò la signora Camilla, tornando al principio del discorso, — il Petrarca non faceva così, e questo è l’essenziale. Egli ne amò una alla luce del sole, non vide, non cantò, non esaltò che quell’una. Invece, eccovi qui, o signori, o in abito di mattina, col fiore all’occhiello, o con l’abito nero, reso ridicolo da quell’indegno pioppino, che sostituite qualche volta al cappello gibus dei vostri babbi; e in una foggia, o nell’altra sempre in visite, in conversazioni, e in balli e teatri, sempre intorno alle dame e pronti a ripetere la stessa musica con tutte.

— Le apparenze ingannano, — disse Aldo De Rossi, — e vi danno buon giuoco contro di me. Ma pensate, vi prego, che non siamo più ai tempi del Petrarca, quando le belle usanze della cavalleria e delle corti d’amore permettevano di mettere in piazza una donna. Ci si costituiva suo cavaliere, si facevano per lei giostre e canzoni, senza che nessun geloso ci trovasse a ridire. Il Petrarca è ancora uno di quelli che hanno fatto meno, forse perchè già propendeva al canonicato, e il signor Ugo di Noves potè averne di catti. Ma adesso, signora mia, adesso siamo in tempi sospettosi e difficili, secondo gli altri, ma più riguardosi, secondo me e più delicati. L’amore si nasconde volontieri, un po’ perchè è naturalmente vergognoso, ma molto perchè ama il mistero, come la felicità sua sorella. Ora che c’è di meglio per nasconderlo, che il moltiplicare le apparenze? Andando a fare una corte generica a due dame, si nasconde la tenerezza che si ha per una terza.

— E chi vi dice che una donna voglia essere nascosta così, come si nasconde un delitto? — gridò la signora Camilla. — Lo capisco anch’io; generalmente una donna non si lagna di questi riguardi eccessivi, e ve li ammette, perchè non le è dato di mutarvi il carattere. Anch’essa ha la sua dignità e non s’ostina a tentare le opere inutili. Accade lo stesso nella faccenda del fumare. Per avere in casa sua, a certe ore, i civilissimi visitatori, una dama moderna è costretta a lasciar passare le costumanze dei selvaggi. Ma ogni donna, signor mio, pensa dentro di sè che l’uomo il quale non sa rinunziare a queste brutte usanze da caffè, non merita che si rinunzi per lui alla pace dell’esistenza. E ogni donna sa inoltre che l’uomo il quale non ardisce compromettersi per lei, e comprometterla un poco, è un uomo che non l’ama davvero.

— E l’ascoltate, allora, un uomo simile? — chiese Aldo De Rossi.

— Lui, come tutti gli altri; — rispose la signora.

— Sì, come tutti gli altri; — ripigliò il De Rossi, con una certa amarezza; — come tutti gli altri, la cui assiduità, rimeritata di piccoli favori, può far disperare un poveretto, il quale vi amerà anche senza sapervelo dire, come piacerebbe a voi ma vi amerà fortemente!

— Che farci? Si disperi; — disse la signora Camilla, stringendosi nelle spalle.