— Nessuno, certamente; — rispose egli compunto; — ma infine, poichè l’una cosa o l’altra ho da essere, mi sembra, con vostra licenza, che si potrebbe anche lasciarmi intendere che sorte mi tocca.
— Ecco l’uomo! — esclamò la signora. — Ecco l’uomo che fa capolino. Egli non ha tempo da perdere; vuole sapere alle prime se ha da restare, o da andarsene; vuol essere il prescelto e sentirselo a dire, per atteggiarsi immediatamente a padrone. Ora, sappiatelo, signor De Rossi, io non voglio padroni. —
Camilla Rivanera parlava risoluto, se badiamo alla sostanza; ma, come avviene tra le persone a modo, il risolino, l’accento soave, la reticenza, la pausa, temperavano spesso la severità della frase.
Meno garbato, perchè meno padrone di sè, era il signor Aldo De Rossi.
— Sareste senza cuore! — diss’egli.
— Mettete che sia così, se vi piace.
— No, non mi piace. Anzi, stavo per aggiungere: che peccato! quando mi avete interrotto.
— Allora, — ripigliò Camilla, scuotendo la testa, — immaginate pure che io n’abbia. —
E la parola e il gesto accennavano chiaramente che la signora voleva farla finita. Ma il giovinotto non se ne diede per inteso, e continuò:
— Ne avrete, dunque; ma non per me. Questo, volevate dire?