Erano soli, come due sposi, in piena luna di miele, quando entrarono sotto l’atrio del Tettuccio. Ma dovevano essere riconosciuti e accompagnati ben presto. Il sopraintendente governativo del Tettuccio (perchè le acque del Tettuccio scorrono col visto e sotto la sorveglianza dello Stato) si era fatto incontro al presidente gran croce. E il ragguardevole uomo, ascoltate con molta benevolenza le parole di ossequio del giovane ufficiale, gli aveva stesa con altrettanta degnazione la sua mano di giustizia in ritiro, accettandolo ad introduttore negli orti saluberrimi.
Vi ho già detto che erano passate di poco le otto del mattino. Il Tettuccio era pieno zeppo di eleganti ammalati. La cura di Montecatini è tutta mattutina e si fa regolarmente prima dell’asciolvere; di guisa che il fortunato bevitore delle acque acidulo-saline ci ha tutto il tempo di seccarsi fino all’ora del pranzo, ed anche più in là. Si lasciano le molli piume tra le sette e le otto; si sale in carrozza e si va al Tettuccio; si siede colà, sotto i porticati, o lungo i viali, o tra le aiuole; si barattano quattro ciarle con le proprie conoscenze, quando se ne hanno, o si sta a guardare intorno, aspettando di farne; intanto passano gli acquaiuoli coi bicchieri e le caraffe piene delle linfe salutari; si stende la mano, si prende un bicchiere e lo si beve a lenti sorsi. È di buon gusto il chiacchierare tra una sorsata e l’altra, tenendo il bicchiere all’altezza del mento. I discorsi, poi, hanno da essere ameni. Galanteria, se ci sono signore nel crocchio; ma la politica deve far capolino di tanto in tanto; se no, correte il rischio d’esser preso per un uomo da nulla.
Perchè ciò? Perchè Montecatini è il luogo di cura, la statio bene fida degli uomini politici, a cui danno molestia le bili accumulate nei cinque o sei mesi d’una sessione parlamentare. Il fegato è un viscere eminentemente politico. Guai all’oratore, stanco delle infeconde battaglie della parola, che non si consegna una volta all’anno alle terme Leopoldine, al Bagno Regio, al Tettuccio, all’Olivo, alla Regina, al Cipollo, al Rinfresco, e via discorrendo a qualcheduna delle preziosissime polle minerali di Valdinievole, per ritemprarvi le forze! Lo stesso Antèo, il famoso gigante che ebbe a lottare con Ercole, se vivesse ai dì nostri, non vorrebbe toccar terra che a Montecatini.
Per queste ragioni, ogni anno, tra giugno e settembre, in mezzo a dame clorotiche e anemiche, a banchieri pletorici, a generali reumatizzati, a giovinetti rachitici, a tenori e baritoni infreddati, si vedono molti infermi di una malattia particolare, riconoscibili alla medaglia di San Venanzio che ciondola loro sul petto, sospesa alla catenella dell’orologio. E si sentono qua e là, nel pigia pigia, dei discorsi come questo:
— Oh, buon giorno! Come stai, mio caro? Quando sei giunto?
— Ieri; e tu?
— Io da sei giorni, ed ho già passato trenta bicchieri. E che nuove da Roma?
— Niente di bello. Il Ministero si sosterrà.
— Sfido io! Siamo in vacanze. Ma lo voglio vedere alla riapertura.
— Hai già un’interpellanza in corpo?