La signora Camilla sorrise benignamente e stese la sua leggiadra manina al cavaliere Sestavalle.
— Troveranno qui parecchie conoscenze; — ripigliò l’Alcibiade, prendendo posto a fianco della signora Camilla.
— Davvero? — esclamò la signora. — E chi?
— I Vezzosi, prima di tutti. Eccoli là, nella rèdola a sinistra. Li hanno veduti per l’appunto, e il commendatore Gerardo si alza per venirli ad incontrare. —
Infatti, il signor Gerardo si era levato allora dal suo sedile, accanto ad una tavola di marmo, e muoveva frettolosamente verso il viale. L’atto premuroso richiedeva una pronta voltata verso la rèdola, e la signora Camilla fece ella stessa una parte di strada, tanto più che dietro al signor Gerardo aveva veduta la signora Vezzosi, che era seduta presso la tavola, e aveva al fianco parecchi cavalieri, tra i quali il signor Aldo De Rossi.
Anche la signora Elena si alzò per muovere incontro all’amica, e avvenne la solita scena commovente delle due dame che si combinano a caso, dopo un certo periodo di separazione. L’incontro di due stelle è sempre un cataclisma, nelle regioni celesti; ma in terra, la cosa ha più modeste apparenze, quantunque non meno degne di osservazione. Generalmente, le stelle terrestri (passatemi lo strano accoppiamento di vocaboli) hanno qualche cosa da invidiarsi a vicenda, o la bellezza, o la gioventù, o un bel paio di pendenti, o una abbigliatura di Worth, o un cavalierino di garbo. E frattanto si ammirano, si baciano, si dicono delle paroline inzuccherate, che farebbero correre l’acquolina alla bocca, se non si pensasse che lo zucchero è di quello che riveste le pillole; roba per solito amara, e qualche volta, velenosa.
— Sei qui, mia cara! Che fortuna! Ma sai che diventi ogni giorno più bella?
— Che dici? Sei tu che risplendi come un sole. E avevi bisogno di questa cura?
— Che! Non faccio cura. Seguo il mio signore e padrone. E neanche tu, m’immagino, sarai venuta per bere.
— Oh no, sicuramente. Io seguo lo zio, come, vedi.