Il presidente gran croce, chiamato in causa a quel modo, reputò necessario di fingere altrettanta gravità, quanta era stata nel contino Anselmi la finzione dello spavento.
— Forse perchè vi sentite colpevole? — diss’egli. — Ma badate, signor conte; io non fo più sentenze da molti anni. L’ultimo uffizio che ho tenuto, è stato quello di cassare le sentenze degli altri, quando mi accadeva di ritrovarci un vizio di forma. Se mia nipote vi condannasse, vedrei....
— E cassereste la sua sentenza per vizio di forma? Meno male; — replicò l’Anselmi. — Ma io, ringraziando Vostra Eccellenza, non approfitterò della cortesia. Per una sentenza della signora Camilla io non ricorrerò mai in cassazione; foss’anche una sentenza di morte. —
Così chiacchieravano allegramente, andando a lenti passi verso la sala del concerto. Intanto, il signor Aldo De Rossi era sulle spine.
— Che sciocchezze! — disse egli tra sè. — Non capisco come il presidente ci trovi gusto. —
Se la pigliava col presidente, ma in fondo in fondo l’aveva con la signora Camilla. E si doleva che quel perondino vanaglorioso fosse venuto in mezzo con le sue ciance, per prendersi il primo posto. Ma già, l’occasione è di chi si caccia avanti e sa afferrarla per il ciuffo.
A farlo a posta, la signora Camilla non aveva occhi nè orecchi che per il contino Anselmi; e questi, molto naturalmente, senza che Aldo De Rossi potesse lagnarsene, prese il suo posto a fianco della signora. Non doveva egli continuare una conversazione che ella mostrava di gradire?
Sì, questo andava benissimo; il ragionamento non faceva una grinza e al signor Aldo gli toccava di rassegnarsi. Solo una cosa non poteva mandar giù; che la signora Camilla potesse dilettarsi di quelle ciarle senza sugo, di quei complimenti smaccati, di quelle amplificazioni noiose. Ma dobbiamo noi pensare in tutto e per tutto come il signor Aldo De Rossi? E la signora Camilla non meritava in questo caso le circostanze attenuanti? In società siamo tutti un po’ facili a giudicare secondo il nostro tornaconto, e il non vedere che poi ci rende ingiusti con gli altri. Ma se il signor Aldo non ci pensa, a queste cose, dobbiamo pensarci noi; ricordare ad esempio che si era in viaggio, lontani da casa, da tutte le cure e da tutte le serie occupazioni della vita. In simili casi l’incontro di un grazioso cavaliere, d’un capo ameno, è sempre una fortuna; ed è naturale che si faccia festa all’uomo che può e vuole tenere allegra la compagnia. Gli uomini che ci hanno una spina nel cuore farebbero bene a starsene a casa, o a viaggiare da soli. E chi sa? Forse, viaggiando da soli, s’imbatterebbero in una società nuova per essi, nella quale non avrebbero sopraccapi, e per la quale sarebbero aiuti preziosi. Tanto è vero che nel mondo c’è posto per tutti. L’essenziale è di trovare quel posto.
Forse ne aveva già fitto l’esperienza, il signor Aldo De Rossi, che si trovava libero di cuore e franco di lingua presso la signora Vezzosi, mentre era così triste e ingrugnato (diciamo pure la brutta parola) presso la signora Camilla? Ora, nella battaglia della vita, chi ha la mente serena è sicuro del fatto suo.
Bel ragionamento, del resto! Andatelo a fare a chi soffre. Ogni nato di donna ha da seguire il suo fato. E il fato moderno, più vero dell’antico, è costituito da tante piccole cause inavvertite, che vi fanno rete intorno alla persona e vi trascinano di concessione in concessione, di debolezza in debolezza, agitandovi di qua e di là come il vento la piuma. E guai a chi è leggiero com’essa; guai a chi non ha un bricciolo di volontà, per resistere in qualche modo e sottrarre una parte di sè medesimo all’azione combinata delle piccole cause!