— È giusto; — rispose Aldo. — Siete bellissima.

— Già! — ribattè la signora Vezzosi. — Non sono forse la Venere di Milo, io? Ma quell’altra statua, che non è stata fatta da Fidia....

— Ha già trovato un Pigmalione, che le dà l’anima; — proruppe Aldo, che non poteva più contenersi. — Sentite che allegre risate! —

La signora Elena si volse a mezzo, per guardare negli occhi il suo cavaliere.

— Ah, eccolo, il segreto di quest’anima nera! — diss’ella. — Siete geloso! —

Aldo scosse la testa e battè le labbra, come un uomo che si vede scoperto e non vuole ammettere di esserlo.

— Sì, siete geloso; — ripigliò la signora Vezzosi. — Già, un uomo geloso si riconosce tra mille. È un brutto vizio, la gelosia; peggio che un vizio, è un errore.

— Credete? — balbettò Aldo De Rossi.

— Certamente; son donna e posso parlarvene con sicurezza. Supponete, ad esempio, che un uomo mi ami e che io l’ami ugualmente. Una donna, abbiatelo per massima, ha sempre timore di essere abbandonata. Avvezza al piedestallo, non ama discenderne, e se in un momento di passione e d’oblio ne è pure discesa, vuol esserci ricollocata. Era adorata, che è molto, e non può bastarle d’essere amata, che è meno. Perciò, voi vedete la conseguenza, signor Aldo... ella ha mestieri di tener l’anima di un uomo in sospeso. Ho detto l’anima, e bisognerebbe dire il cuore; il cuore, che non è ben nostro, intieramente nostro, se non quando lo vediamo soffrire. E perchè il cuore di un uomo non soffre tanto bene, come quando egli teme di aver dei rivali, la donna sa quel che ha da fare per custodirlo. E quando non ci sono rivali, la donna si affretta a cercarli.

— O come? — esclamò Aldo De Rossi.