— È presto fatto; — rispose la signora Elena — Intorno ad una donna (parlo di una donna bella e piacente) ci sono sempre uomini a dozzine.

— Sciocchi! — brontolò Aldo, a cui pareva di vederli.

— Generalmente sciocchi, ve lo concedo. Ma sono per l’appunto quei che ci vogliono. Tutti questi sciocchi sono da lei adoperati a due usi; fanno uffizio di specchio e di leva.

— Entra in scena Archimede; — scappò detto al De Rossi.

— Che c’entra Archimede? — domandò la signora.

— C’entra in questo modo, che egli è celebre nella storia, per avere inventati gli specchi ustorii e per aver sognata la più gran leva dell’universo, una leva con cui smuovere il cielo e la terra.

— Vedete che combinazione! — esclamò la signora Vezzosi. — Diciamo dunque che la donna ha qualche cosa del vostro Archimede. Ella si specchia ne’ suoi dieci o dodici sciocchi; i quali la salutano bella, con le loro mute ammirazioni, e le fanno un piacere da non dirsi. State pur certo che ella non rinunzierebbe agli specchi, per nessuna cosa al mondo. Vi amasse pure come un Dio, sapesse pure che andate in collera e che ella risicherà di perdervi, ella non vorrebbe privarsi di questa consolazione. Del resto, se voi siete un uomo di spirito, non dovete adombrarvi troppo degli specchi, quando sono al plurale.

— E la leva? — disse Aldo. — Come mai uno specchio può trasmutarsi in leva?

— Ecco qua, signor Aldo. La donna si serve di tutti questi personaggi, per tenerne un altro, uno solo, in bilico, tra speranza e timore. Si ama sempre molto ciò che si teme di perdere. Non siete tutti così, voi altri uomini? Una donna che si abbandona oggi intieramente, si prepara un brutto domani. Ella è Didone, e voi siete pronti a seguire l’esempio di Enea.

— Sarà così, come voi dite; — mormorò Aldo De Rossi. — Ma io mi sento diverso dagli altri.