— Non è più di moda; — rispose Aldo, mordendosi le labbra. — Quantunque, anche un francobollo, per metterlo sopra una lettera.... nella quale io vi dicessi....

— Ho capito, — interruppe la signora, — ho capito. Quello che gli uomini dicono a tutte le donne che hanno la bontà di lasciarselo dire. No, no, signor De Rossi, smettete; non mi fate prendere in uggia i francobolli.

— A Dio non piaccia; — rispose Aldo, stizzito. — Son tanto carini, i francobolli! —

Dopo questo dialoghetto agrodolce, ci fu, come potete immaginarvi, una pausa. Aldo rotava gli occhi come un cane rabbioso. Non si muoveva dalla sedia, ma il suo spirito faceva le volte, come il leone in gabbia, o, se vi piace meglio, rodeva il morso, come un cavallo frustato. Quanti animali tirati in ballo, per descriverne uno solo, che in quel punto non era neanche «grazioso e benigno!»

La signora Camilla fu la prima a rompere quell’uggioso silenzio.

— Siete in collera? — gli disse. — Vi avverto che diventereste brutto.

— Meno male che non lo sono ancora, ai vostri occhi! — rispose Aldo, aggrappandosi prontamente a quel filo che essa gli porgeva in buon punto. — Ma in verità, signora mia, siete molto crudele, coi vostri paragoni.

— Sono schietta, signor De Rossi, e dovete adattarvi a prendermi come sono, o a lasciarmi. Alla mia età non si cangia più tanto facilmente.

— Dio buono! Si direbbe, a sentirvi, che avete quarant’anni.

— Eh, se vi pare che io li abbia, siano pure quaranta. A voi; quanti me ne ne date?