Fatta questa rassegna, senza aver aria di nulla, Aldo De Rossi diede una giravolta sui tacchi e ritornò nella sala da ballo.
Un maestrino di buona voglia era andato a sedersi al pianoforte e s’improvvisavano i quattro salti d’obbligo. Aldo si sentì battere il cuore, pensando che avrebbe fatto il primo valzer con la signora Camilla. Questo era per l’appunto il suo disegno; ed egli, descritto per la sala il giro maestro che il falcone descrive nell’aria prima di piombare addosso alla preda, si avanzò difilato verso la dama.
— Giungo in tempo, — le disse, col tono più dolce che gli venisse fatto di dare alla sua voce, — per chiedervi l’onore d’un giro di valzer? —
Quello del giungere in tempo era un modo di dire. Egli, in fatti, era sicuro di essere il primo, poichè il maestro non aveva ancora attaccato.
E tuttavia il povero Aldo si sentì rispondere:
— Ahimè, no, signor De Rossi; sono impegnata. —
Egli non potè reprimere un gesto di meraviglia.
— Così presto? — esclamò. — Incominciano appena adesso a suonare.
— Giustissimo; — replicò la signora Camilla. — Ma sono impegnata da stamane.
— Ecco ciò che si chiama non perder tempo; — notò Aldo, sforzandosi di sorridere. — E chi è il felice mortale?