— Oh, se sia felice, non so, e dovrà pensarci lui. Vedetelo là che viene. Le prime battute del valzer lo hanno fatto escir fuori. —

Aldo aveva già indovinato, fin dalle prime parole della signora Camilla. Alzò gli occhi macchinalmente, per guardare dov’ella accennava, e vide il contino Anselmi, che entrava nella sala da ballo, mettendosi i guanti alla svelta.

Il contino attraversò la sala col passo misurato e sicuro d’un trionfatore romano, che pensa esser gli occhi della folla rivolti su lui e vuol farci una buona figura. Giunto davanti alla signora Camilla, si piegò in due, con un amabile scorcio di vita, mentre finiva di mettersi i guanti; le chiese anzi tutto notizie della sua salute, indi le rammentò la promessa del mattino.

— Signora — le disse, tra l’altre cose, — stamane pretendevate che, ad invitarvi così presto per un giro di valzer, non mi sarei più rammentato dell’invito. Eccomi qua, puntuale come Don Ruy Gomez de Silva, a ricordarvi la vostra promessa. —

La signora Camilla sorrise e si alzò. Il contino Anselmi la prese per mano; indi, fatti con lei due passi verso il mezzo del salone, le rigirò un braccio intorno alla vita, e via, con la più graziosa scivolata del mondo.

Aldo era rimasto a vedere. Ma il poverino ci aveva un diavolo per occhio.

La signora Vezzosi lo trasse in buon punto dalle sue dolorose meditazioni.

— Orbene, signor Aldo, — diss’ella, — è così che m’invitate a ballare?

— Signora... — balbettò egli, confuso, — non siete voi impegnata?

— Da voi, signor De Rossi; — rispose la signora Vezzosi. — Non ve ne rammentate?