— L’avevo preveduto, che la signora, era impegnata; — soggiunse un cavaliere lì presso. — E infatti, stavo a vedere....
— Chi sta a vedere vuol far poca strada; — mormorò la signora Elena, mentre prendeva il braccio di Aldo. — Del resto, — soggiunse, — se voi non ballate, De Rossi...
— Come? come? — interruppe Aldo, richiamato da quelle parole al sentimento del suo dovere. — Non ballo, io? Ballo come... aiutatemi a dire.
— Come un povero pazzo che siete; — gli sussurrò essa all’orecchio, nell’atto di mettergli la mano sull’òmero. — Se non c’ero io a salvarvi, facevate una bella figura. —
Aldo non ebbe mestieri di chiedere in che consistesse la brutta figura che aveva corso il rischio di fare, e ringraziò in cuor suo la signora Elena di averlo levato da un atteggiamento, che era d’uomo imbronciato, ma poteva diventare d’uomo ridicolo.
Si diede allora per disperato all’ebbrezza del valzer, e descrisse tante volte il giro della sala, che nessun altro cavaliere potè durarla al suo paragone. Egli, per altro, non guardava che la signora Camilla, e si sarebbe detto che la inseguisse, quando era lontana, e la precedesse, per tornarla ad inseguire. Dopo cinque minuti di quella corsa pazza, vide la signora Camilla arrestarsi; poco dopo ella era tornata al suo posto. Evidentemente era stanca, e l’essersi rimessa a sedere dimostrava che non avrebbe più ripigliato il ballo. Aldo continuava a girare, dandosi pensiero della sua dama, come io e voi del Gran Turco. Egli pensava invece a quel maledetto Anselmi, che aveva trovato modo d’impegnare la signora Camilla fin dalle dieci del mattino. Lo vedeva nella sala del biliardo, intento al giuoco della corda; poi lo vedeva comparire nel salone, coi guanti mezzo infilati, alla prima battuta del valzer. Come diamine aveva potuto spiccarsi dal giuoco? Non ci voleva una grande perspicacia ad indovinarlo. Il giuoco della corda è proprio quello che si può abbandonare quando si voglia, e con molto gusto dei compagni, poichè, lasciandolo a mezzo, si perde il posto e la posta.
Maledetto Anselmi! Aldo De Rossi voleva conciarlo per il dì delle feste. Ma come? L’occasione, ci voleva, o almeno almeno il pretesto.
Credete, lettori, che un pretesto di litigio sia sempre facile a trovare? Anche un mio amico era di questa opinione. Sentiva una profonda antipatia per un tale, che non gli offriva mai occasione d’attaccarla, anzi, quante volte lo incontrava (e s’incontravano spesso, nel salotto di una bella signora), gli faceva un mondo di cortesie. E non già per paura che avesse di lui; che anzi era celebrato come un cavaliere assai forte nel punto d’onore ed espertissimo tiratore di pistola. Al mio povero amico questa celebrità non metteva mica i brividi in corpo. Voleva leticare con lui, voleva trovare un appiglio, che non lasciasse campo a sospettare la vera cagione dell’alterco. Lo appostò un giorno in una sala di trattoria, trovò il modo di sedersi ad una tavola vicina alla sua, e lì, a bruciapelo, tra il lesso e l’arrosto, gli scaraventò la sua frase:
— Signor tale, è vero quel che si dice da certi sciocchi imprudenti, che voi preferite la mostarda francese alla inglese? —
Quell’altro lo guardò sì placidamente, come egli lo aveva guardato ferocemente, e gli rispose con la sua gentilezza consueta: