— Mio signore, io non ho ancora su questo punto un’opinione formata; e su questo, come su tanti e tanti altri, mi atterrò volontieri alla vostra. —

Dopo otto minuti di giri e rigiri, la signora Elena si dichiarò vinta e manifestò il desiderio di riposarsi. Aldo, continuando a girare, la condusse più presso al divano, e là si fermò sui due piedi, come un ballerino di cartello, ma non per ricevere gli applausi.

Camilla era là, e accolse l’amica con un leggiadro sorriso.

— Che ferocissimo valzer, mia cara! — le disse. — Sarai stanca?

— Non tanto, ma mi girava un pochino la testa e da qualche minuto mi facevo quasi portare dal mio fortissimo cavaliere.

— Il signor De Rossi è un fiero ballerino al cospetto di Dio; — disse una voce, presso alla signora Camilla.

Aldo alzò gli occhi a guardare. Il contino Anselmi non era più là, ed egli vide in sua vece Alcibiade primo, il cavaliere Sestavalle. Aveva già aggrottate le ciglia, il signor Aldo degnissimo; ma vedendo il posto vuoto, e riconoscendo che il complimento gli era fatto dal Sestavalle, spianò le rughe e sorrise.

Il caso era strano; almeno, gli pareva tale. Perchè era partito il contino Anselmi dal fianco della signora Camilla? Di certo, essa gli aveva detto di non voler più ricominciare; ma era questa una ragione per andarsene via?

— Ecco un uomo che non vuol perder nulla; — pensò Aldo tra sè. — È ritornato al biliardo, per ripigliare la partita. —

Qui il signor Aldo De Rossi avrebbe potuto, e fors’anche dovuto, impegnare la signora Camilla per un altro ballo, poichè aveva perduta l’occasione di avere il primo. Ma, che volete? insensibilmente gli si era formato e cresciuto intorno al cuore un lago di amarezza. So bene che la cosa non è scientificamente vera; ma io vi descrivo l’effetto, o, per dire più esattamente, la sensazione. Quando si è in collera, quando si sente di non poter neanche guardare in viso la persona amata, allora, signori miei, si ha l’amaro al cuore, e tanto amaro, tanto amaro, che sembra di affogarci dentro.