«Mais la bêtise est à l’homme».

Sì, il povero Aldo si sarebbe dimostrato in quella occasione uno sciocco, e il contino Anselmi si era dimostrato un uomo di spirito. Ma poteva la signora Camilla vedere in lui un innamorato? Ella ci aveva proprio allora un fatto da cui giudicarlo, se era una donna nulla nulla più accorta di tante sue sorelle in Eva. Il contino Anselmi aveva meditato il gran colpo di fare il primo ballo con lei; ma aveva aspettata l’occasione giuocando prosaicamente alla corda, e, finito il suo giro di valzer, e ricondotta la signora al suo posto, non aveva trovato a far altro di meglio, che tornare difilato nella sala del biliardo.

Mentre pensava a ciò, prendendosi il magro conforto di un paragone tra lui e quell’altro, il nostro filosofo peripatetico (molto peripatetico, invero, e poco filosofo) s’imbattè in un altro personaggio, che veniva incontro a lui, sullo stesso viale. Si tirò da un lato, prendendo la sua diritta, e l’altro fece istintivamente lo stesso. Ma, come furono a pari, si riconobbero e si fermarono di botto ambedue.

XII.

— Oh, De Rossi, sei tu?

— Io; — rispose Aldo, confuso, poichè aveva riconosciuto il contino Anselmi.

— E come va? — ripigliò questi con la sua bella tranquillità di spirito. — Hai già lasciato il Casino?

— Sì; — disse Aldo, più confuso che mai; — avevo bisogno d’una boccata d’aria.

— Anch’io, vedi, anch’io. Del resto, m’era anche venuta una curiosità. Volevo vedere se una certa coppia di tortorelle innamorate si fosse data la posta lungo i viali dello stradone, e ho colta l’occasione per dare una sbirciatina qua sotto. —

S’ingannavano a vicenda, e, quel ch’è peggio, se ne accorgevano ambedue. Ma i costumi della società son questi per l’appunto: lasciar credere quel che si vuole, purchè non si dica mai il vero e non si abbia mai l’aria di convenirne.