— Ed io che ti credevo ritornato al biliardo! — esclamò, con accento ingenuo, il De Rossi.
— Che! — rispose l’Anselmi. — Giuocavo per far ora. Il giuoco della corda è tanto noioso! Fortuna che lo si lascia quando si vuole.
— Ed anche il ballo; — soggiunse Aldo, con un risolino che voleva parere sarcastico.
— Sicuro, anche il ballo; — replicò l’Anselmi, con imperturbabile sicumèra. — Avevo promesso alla Rivanera di fare il primo ballo con lei. Del resto, anche il ballo mi annoia.
— Ah, — disse Aldo, — le avevi promesso!...
— Già, promesso stamane, ritornando dal Tettuccio. Ma sai, Aldo mio, che è una donnina adorabile? Intendiamoci, per altro; io non nego i meriti grandi della signora Vezzosi. Non vorrei, per nessuna cosa al mondo, avere una quistione con te.
— Con me? E per qual motivo?
— Dio buono, per un motivo semplicissimo; — rispose l’Anselmi, continuando la celia. — Parliamoci col cuore in mano, da buoni amici come siamo. Tu ami la Vezzosi; la Vezzosi ama te.
— Baie! — disse Aldo, crollando la testa.
— Me lo ha confessato; — replicò l’Anselmi.