Aldo respirò un tratto più liberamente; ma continuò a dissimulare, per averne l’intiero.
— Fa lo stesso; — replicò. — La signora ha accettato l’invito, mostrando di credere che tu ti saresti dimenticato. Era un impegnarti a ricordartene; — notò Aldo, non senza un pochino d’amarezza. — Ma perchè non rimanere al Casino, per continuare?
— Che! — gridò l’Anselmi. — Dio me ne scampi. In confidenza, Aldo mio, sappi che su questo proposito io ci ho un’usanza particolare, effetto di una certa teorica....
— Ah sì? Sentiamo la teorica.
— Eccola qua. Non bisogna star troppo ai fianchi di una donna a cui si fa la corte.
— Questa è nuova di zecca. Tu credi che giovi l’assenza?
— Qualche volta sì. Ma in generale torna più utile il tenersi preziosi. Ti pianti alle costole d’una dama? Le dài noia. Oppure, ella si scalda a quella vicinanza; perciò non ha tempo a vedere, a confrontare. E questo non sarebbe male, lo capisco; anzi ti metterebbe conto. Ma bada; mentre tu ti sei impegnato al giuoco, ella, che non ha confrontato prima, confronta più tardi; donde troppo spesso la conseguenza che tu vada innanzi ed ella torni indietro. Ti volti per dirle una parola più tenera? Addio, bella; è già lontana un miglio e non c’è verso di farla tornare. So questo per vecchia esperienza; ed anche ripetuta. Non me la fanno più. Dunque, ti ripeto, assenze, nel vero significato della parola, non ne consiglierei a nessuno; possono andarti bene, ed anche riuscirti pericolose. Ma una piccola scappata, una sparizione sotto le armi, come si dice in sala di scherma, è spesso la man di Dio.
— Benedetta la tua scienza! — esclamò Aldo De Rossi. — Anzi, dirò meglio, la tua diplomazia.
— Diciamo pure diplomazia; — rispose l’Anselmi, con aria di condiscendenza. — Eccone intanto un bel saggio. Ho fatto con la Rivanera il primo ballo; nota, il primo ballo della serata, il suo primo ballo a Montecatini. Questo, in linguaggio d’ingegneria, si chiama piantare la prima biffa, che servirà di traguardo per tracciare la strada. È molto probabile che la Rivanera si dimentichi con chi avrà fatto il secondo ballo, od il terzo; ma ella sicuramente ricorderà con chi avrà fatto il primo. Aggiungi che questa sera mi cercherà ad ogni tanto con gli occhi, per la naturalissima curiosità femminile, di sapere qual dama io abbia invitata dopo di lei. Infatti, c’è qui la diplomazia sopraffina, la diplomazia di seconda intenzione. Tu insegni a me, caro De Rossi, che quando si corteggia una donna, si finge spesso di non preferirla, e si incomincia da un’altra, per giungere a lei nel punto meno osservato. Le vere preferenze scattano fuori al secondo valzer, o alla seconda quadriglia; ma allora nessuno ci abbada, e il tuo giuoco rimane coperto, se hai la fortuna di non commettere una imprudenza troppo grave nel cotillon. Tu capisci già dove vado a parare. La Rivanera domanda tra sè quale sia la signora preferita dall’Anselmi, tuo umilissimo servo. Ma il tuo umilissimo servo non si vede più, è escito dalla sala; non ha saputo resistere alla tentazione di ballar subito con lei, e, dopo aver ballato con lei, non ha saputo rassegnarsi a ballare con un’altra. Se avesse potuto ballare due volte con lei, magari Dio! Ma questo non si poteva fare decentemente, senza dare nell’occhio ai curiosi, senza correre il rischio di comprometterla, e fors’anche di seccarla. Perciò è sparito; ma, non dubitare, egli brilla per la sua medesima assenza, ed apparisce ai suoi occhi come un uomo innamorato, come un uomo delicato, come un uomo sincero. Innamorato, perchè è corso subito a lei; delicato, perchè non è tornato all’assalto, chiedendole un secondo favore; sincero, perchè non ha saputo infingersi, cercando di ballare con un’altra. E così, con poca fatica, il colpo è fatto. Ti capacita? —
Aldo De Rossi, era stato a sentire quella lunga dimostrazione, rotando gli occhi e mordendosi le labbra; due cose che poteva fare senza pericolo d’esser veduto, poichè volgeva le spalle alla luna. Ma quando il contino Anselmi ebbe finito, egli fece forza al suo cattivo umore, sibilò un mezzo sorriso e rispose al compagno: