— Non sei solamente un gran diplomatico, sei anche il più furbo dei logici. —

Intanto il povero Aldo pensava con dolore che un ragionamento simile avrebbe potuto farlo, anche rispetto a lui, la signora Camilla. Non aveva egli fatto il primo ballo con la signora Vezzosi? E non era subito andato via dal Casino, come se gli tornasse ostico di dover ballare con un’altra? Veramente, egli non aveva ballato con la signora Elena, se non dopo il mal esito della sua domanda alla signora Camilla. Ma egli, turbato com’era, non pensò a questa circostanza attenuante. Ci avesse anche pensato, la dimostrazione dell’Anselmi gli avrebbe offerto anche l’argomento contro di lui. Infatti, non poteva la signora Camilla vedere nel suo atto quella stessa diplomazia sopraffina, di seconda intenzione, che vi fa fare il primo passo verso una donna che vi preme meno, per coprire il secondo, verso quella che vi preme di più?

— Un furbo, che parla! — replicava l’Anselmi, non sospettando neppure di parlare così giusto.

— Tu invece, De Rossi mio, sei un furbo che tace.

— Taccio, — rispose Aldo, — perchè non ho nulla da raccontare.

— Ah via! Amato come sei? Col tuo nido bell’e fatto? Col tuo trono stabilito?

— Eh sì! — mormorò Aldo, crollando il capo. — Tu ti sei incocciato a supporre....

— Non suppongo, credo, son certo; — interruppe l’Anselmi. — Ti ho già detto che me lo ha confessato la signora Elena. Cioè, intendiamoci, confessato no; ma non saputo negare. Del resto la sua medesima curiosità intorno ai fatti tuoi....

— Che storia è questa? — fece il De Rossi, non lasciandogli tempo a finire la frase.

— Ma sì; — ripigliò il contino Anselmi. — Figurati che la signora... sta bene, non la nominiamo, — soggiunse, notando un atto esortativo del compagno. — Diremo invece la figlia di Leda, che poi torna lo stesso. Ma, prima di tutto, una dichiarazione necessaria. Si è amici, o non si è; ne convieni? Siamo dunque amici, siamo giovani, e dobbiamo esser collegati, per aiutarci a vicenda. —