Aldo De Rossi, quantunque non ne avesse gran voglia, rispose a quelle premesse con un cenno affermativo del capo.

— Dunque io dico — ripigliò l’Anselmi, — due alleati hanno obbligo di conoscere scambievolmente lo stato delle loro finanze e dei loro armamenti. Che cosa sarebbe l’alleanza, se non ci fosse questa cognizione, questa fede piena ed intera? Tu non devi aver segreti per me; ma io debbo dirti tutto quello che so. Senti dunque, un bel giorno la signora... la figlia di Leda, mi trattenne nel suo salotto, mentre ero sul punto di andarmene. E sai di che diavolo mi parlò, quando si rimase soli? Di te, sempre di te, solamente di te; fino al punto che io ne fui mortalmente seccato.

— Grazie! — fece Aldo De Rossi.

— Non è il caso; — rispose prontamente l’Anselmi. — Rendimi la pariglia, alla prima occasione: La figlia di Leda voleva sapere da me di quale altra donna tu fossi innamorato. Era gelosa, capisci? E mi fece passare in rassegna tutte le signore del nostro piccolo mondo. Tra l’altre, ricordo che si nominò anche la Rivanera. Io, naturalmente, negai per questa, come per tutte le altre. Infatti, non ti avevo mai veduto accennare a questa, nè ad altre. Se c’era una dama a cui tu dedicassi visibilmente i tuoi omaggi, quella era la signora... la figlia di Leda, in persona. E naturalmente, dicendole io queste cose, ebbi il piacere di vederla arrossire. S’intende che non volle convenire di nulla, e che cercò di colorire la sua curiosità con la storiella di un matrimonio che ella disegnava di farti fare, con una bella e ricca fanciulla, che tu, ne son certo, non conosci e della quale non hai mai udito parlare. Ti dico che sei nato vestito, De Rossi mio. Una bellezza come quella! E uno spirito poi, uno spirito!... Nei tempi andati, m’ero fatto avanti ancor io; ma che vuoi? la signora m’ha riso in faccia e addio speranze. Già dev’essere una di quelle donne che s’innamorano soltanto degli uomini seri. Io, vedi, perchè rido, perchè chiacchiero, perchè non straluno gli occhi, non sono un uomo serio.

— La signora Rivanera, — disse Aldo, con voce sepolcrale, — ti vede di buon occhio. Forse non li ama serî, lei?

— Che vuoi che ti dica? Non ne so nulla. Incomincio appena. Sai che prima d’ora la vedevo poco. Quel presidente gran croce mi dava una noia!... Prevedo che d’ora innanzi dovrò ragionare di codici e giuocare anche a scacchi. Pazienza! Ma lei.... che grazia! che umore! che spirito! Pare una stranezza, una contraddizione, aver tanto spirito una donna così bella!

— Dove trovi la contraddizione? — esclamò Aldo de Rossi.

— Nel fatto costante; — rispose l’Anselmi. — Non hai sempre veduto che le più belle sono anche le più sciocche? Infatuate della loro grande bellezza, disposte a credere che la bellezza, in una donna, sia tutto, ti pigliano un atteggiamento da statue greche, qualche volta anche da idoli indiani, e stimano che il farsi ammirare le dispensi dal farsi sentire. Meglio così, del resto, meglio così, perchè non ci sarebbe gusto a sentirle. Vederle ridere è già molto, perchè infatti si degnano di sorridere, trovandoci un’ottima occasione per mettere in mostra le trentadue perle, incassate nel corallo, di cui cantano da duemila anni tutti i poeti del mondo.

— Ma anche la Vez... la figlia di Leda è bella ed ha molto spirito; — osservò Aldo De Rossi.

— Sicuro, ed è un’eccezione; — replicò l’Anselmi. — Siamo cascati su due eccezioni. Felici noi! Cioè, mi correggo, felice te, fino ad ora! Io incomincio appena, te l’ho già detto, e non posso ancora mettere in conto che la conversazione allegra di stamane.