— Ah bella, questa, bellissima! Me la cedi?

— Che cosa?

— La tua arguzia. Ma sai, De Rossi, che per un uomo serio, sei molto spiritoso? Se tu dunque mi cedi l’invenzione, d’ora in poi dividerò gli amori in platonici ed aristotelici.

— Sei molto gaio; — notò Aldo De Rossi. — E s’ha a credere che tu sia innamorato davvero?

— Ah, questo poi no; ti permetto, anzi ti prego di credere che non lo sono. Ho ancora e conserverò per un pezzo l’intiera padronanza del mio cuore, del mio povero cuore. Le donne, non lo nego, sono cari animaletti; e le paragonerei volontieri a certi canini tanto graziosi e tanto preziosi, che formano l’ammirazione dei salotti. Carezze molte, ed anche qualche bacio su quelle bianche testine; ma badar sempre ai denti, per non buscarsi una morsicatura. La scienza non ha ancora trovato il rimedio contro la rabbia. —

Aldo era stomacato da tanto cinismo. Mettete pure che non lo sarebbe stato tanto, se avesse avuto il cuor libero. Quando non si ama, certi discorsi tra uomini non fanno cattivo senso, e tutti i frizzi contro il sesso debole son buoni, anche se paiano un tantino volgari. Ma era innamorato, era geloso dell’Anselmi, e gli saltava la voglia di dirgli chiaro e tondo:

— Sei un vile, contino Anselmi. Non si parla così delle donne in genere, quando si tenta e si spera di convincerne una. E non si tenta nemmeno, quando non si ama sul serio. È vergognoso per un uomo di garbo, per un cavaliere, turbar la pace di queste povere creature indifese, quando non si mette il proprio cuore nel giuoco, quando si è come te, che ti consoli dei rigori di Platone con le condiscendenze di Aristotele. Sei un vile, te lo ripeto, e ti proibisco da questo momento di far la corte alla signora Rivanera. Se la cosa non ti garba, provvedi ai casi tuoi; ci taglieremo la gola domani, a quell’ora che ti piacerà meglio. —

Vi ho detto che ne aveva la voglia, e aggiungo una voglia spasimata, una voglia matta. Ma poteva egli spifferargli tutto ciò? Non era un costituirsi custode e tiranno della signora Camilla? Non poteva essa dirgli: amo essere corteggiata da chi mi piace, e voi, come non avete ancora il diritto di compromettermi, così non avete il diritto di liberarmi da una corte che io ho mostrato di gradire, per quanto insidiosa e villana vi sembri?

Tutti questi pensieri passarono per la mente di Aldo De Rossi e lo persuasero a star zitto. Omero, in un caso simile, avrebbe detto che Minerva, amica e protettrice di Achille, gli aveva posto una mano sulla bocca. Certamente, l’immagine sarebbe più efficace e più bella. Ma io non sono Omero; questa ch’io narro non è la guerra di Troia, e Aldo De Rossi, vulnerabile in tante parti oltre il calcagno, non potrebbe essere paragonato in nessun modo ad Achille.

Il nostro povero eroe vinse la ripugnanza che gl’inspiravano i discorsi del suo rivale inconsapevole, e dopo un istante di pausa gli disse: