—Ringrazio Vostra Eccellenza;—mormorò il capitano Fiesco, piangente.—È stato un buon pensiero; e mi promette cose maggiori. Non mi sarà dato vederla?
—Non correte, non correte tanto, vi prego. E non vi ho detto or ora che voi già dovevate correre sopra un’altra via? A quest’ora, secondo quello che io ho detto alla contessa, voi dovreste essere molto lontano, a Medina Celi, e forse a Calatayud, sulla strada di Saragozza. Del resto, non avevo ottenuto nulla dal re. Per esservi largo di favori, egli vuole la prova della vostra obbedienza.
—E gliela porto;—disse il Fiesco, sforzandosi di parer contento del suo destino.—Si degni Vostra Eccellenza di accompagnarmi.
—No, non occorre;—rispose il Ximenes.—Sua Altezza ha voluto lasciare a me la cura di tutto.—
Il capitano Fiesco s’inchinò. Bene intendeva che Ferdinando non si sentisse di rivederlo, dopo il brutto colpo del giorno prima. Ed anche per lui, forse, era meglio non vedersi davanti quella faccia di traditore.
—Qui,—proseguiva l’arcivescovo, prendendo in mano un foglio di carta,—è un disegno di trattato. Una semplice minuta, senza intitolazione, senza formole di cancelleria, per ovviare ad ogni pericolo di smarrimento. Il re Cristianissimo, del resto, conosce bene questa mano di scritto. C’è la sostanza; quanto alla forma, parola più, parola meno, può esser variata; e veda il vostro eccelso cugino di far le cose per bene; Sua Altezza non tralascerà di mostrargliene il suo gradimento. Ci sono contee e marchesati anche in Aragona, o in Castiglia, a sua scelta, ma per il giorno che la reggenza di Castiglia sia assicurata al re Ferdinando.
—E se Gian Aloise non accetta di recarsi in Francia?
—Come?—esclamò il Ximenes.—E perchè non accetterebbe, se voi lo pregate.... con quelle ragioni che avete? Amerebbe egli così poco i suoi parenti? così poco si curerebbe della loro felicità? e della propria fortuna? Per qual ragione, poi? Egli non ha vincoli coi nostri nemici di qui; nè può veder male che il re Cristianissimo, già amico del re Cattolico a Napoli, gli diventi più amico ai Pirenei. Vedrete che accetterà, e per l’utile suo, che non sarà poco, e per l’utile vostro, che saprete ben mettergli sott’occhio. Andate dunque sicuro, e partendo fin da quest’oggi. Avete bisogno di denaro?
—No;—rispose il Fiesco, fremendo.—Son provveduto abbastanza.—
E si congedò, per mettersi quel giorno istesso in viaggio. Spendendo del suo, per Iddio! Non voleva denaro dai carcerieri di Fior d’oro; non voleva denaro, per un’opera che sapeva di tradimento. Lo aveva assolto l’Almirante; lo aveva anzi incuorato; ma era sempre un’infamia. Ed egli si sentiva preso al laccio, preso senza rimedio, come quando lo aveva colto il selvaggio Guatigana alle cascatelle del Verde. Ma allora era solo, e non doveva pensare ad altri che a sè. Il soldato era stato preso in una imboscata; eventi di guerra, a cui bisognava adattarsi. In guerra c’è sempre la morte, alla prima svolta del sentiero; il soldato lo sa, e ne sorride, provando un aspro diletto a sfidarla. Ma ora! Non c’era il pericolo della morte per lui; c’era bensì, a prezzo dell’infamia sua, la salvezza di una povera donna adorata. E gentiluomini, e cristiani, avevano potuto meditare un’insidia così vile?