—Ma che! non obbedirete affatto;—interruppe la marchesa di Moya, col suo piglio imperioso.—So tutto. In poche parole mi ha informata il signor Adelantado di tutto. E per servizio d’Aragona non occorre più niente.—
Il capitano Fiesco era rimasto sconcertato, guardando Beatrice di Bovadilla, poi l’Adelantado, che era entrato dietro a lui nella stanza.
—Non chiedete perchè m’abbiano informata;—ripigliò la marchesa.—Non potevano già tacermi l’infamia che è stata commessa a danno vostro. E poi, ci sono forse più segreti tra noi? Nè io li tradirò, buon amico, e leal servitore di don Cristoval. E voi, e l’Almirante, e suo fratello, serberete anche un segreto, che non è intieramente il mio, ma di tutta Castiglia. Vengo con molti, e precedo moltissimi, un vero esercito di gentiluomini. Veramente, dovevo venire con altra compagnia, che voi ben sapevate, signor conte: ma che volete? gli eventi son corsi più rapidi dei miei disegni, ed io sono stata travolta dagli eventi. I segnali, benedetti segnali di fiamma, hanno scompigliato ogni cosa.
—I segnali!—ripetè il Fiesco, che non riusciva ad intendere.
—Già, le belle fiammate, che secondo una certa intesa dovevano divampare sulle vette dei monti, dalle Asturie alla nuova Castiglia, per tutto il confine del Portogallo, hanno dato un ben lieto annunzio alla nobiltà Castigliana. Ed eccoci qua. Ho dovuto correre, colla mia gente, lasciando a Siviglia il vostro scudiero, con una lettera mia, che terrà luogo delle parole. Egli verrà; accompagnato o solo, non importa; ma verrà, e voi lo riavrete.—
Questo importava poco, per allora, anche al capitano Fiesco. Egli capiva così ad occhio e croce che lo stato delle cose si mutava stranamente per tutti. Ma quei segnali di fiamma, quell’esercito di gentiluomini, quell’arrivo anticipato di donna Beatrice, quella sua stessa aria di trionfo, volevano una spiegazione.
—Dobbiamo custodire un segreto, e sia;—diss’egli di rimando.—Ma almeno vogliate confidarcelo intero.
—Non lo avete indovinato? Quello che io ve ne avevo lasciato trapelare in Santa Chiara, non bastava a mettervi sull’orma? La Nuova Castiglia si rovescia sulla Vecchia, per darle man forte; tutt’e due s’imporranno alla ostinazione del re Ferdinando, con la convocazione delle Cortes nella città di Burgos.—
Il capitano Fiesco ricordò allora i discorsi che aveva sentiti per via. La Nuova Castiglia, arrivando, spandeva già il gran segreto alle turbe.
—Il re d’Aragona ha giuocato una grossa posta;—continuava frattanto la marchesa di Moya.—E l’ha perduta; tanto peggio per lui. Gli premeva di nascondere il vero in Segovia, di nasconderlo a Valladolid, come lo avrebbe nascosto a Burgos, dove sarebbe andato a far capo, accostandosi al confine minacciato, andandoci come la biscia all’incanto. Giovanna e Filippo non dovevano da principio lasciare le Fiandre; questa la certezza ch’egli voleva istillare negli animi di Castiglia. E non dovevano averle lasciate, nemmeno quando si erano imbarcati, e il vento li cacciò sulle coste d’Inghilterra. Egli intanto mandava a Londra i suoi messaggeri, che tentassero la fede ospitale di Arrigo VII. Questo abbiamo saputo noi, come sapevamo già il resto; ed abbiamo voluto lasciarci credere ignari di tutto, inerti, discordi, ingannati da lui. Ora egli non sa ancora una cosa, che a noi è stata annunziata da quelle belle fiammate sui monti; Giovanna e Filippo hanno lasciata l’Inghilterra; saranno domani in vista di Laredo, nel golfo di Biscaglia. Capite, ora? capite perchè siamo qua noi? Dico noi, così per dire;—soggiunse la marchesa, sorridendo, ed anche arrossendo un pochino;—che io, veramente, se un’altra più potente cagione non mi avesse chiamata su questa via, avrei potuto assistere al trionfo della buona causa dal mio modesto ritiro, nel convento di Santa Chiara, ove le anime tristi covano meglio la loro tristezza che altrove. Comunque sia, eccomi qui, imbrancata, come una nuova Bradamante, nel grande esercito dei cavalieri di Castiglia; l’ho anzi preceduto, con una e bella e fiorita avanguardia. Giudicatene voi: Ossuna e Gandia, Carmona, Ubeda e Montilla, duchi; Avila, Lucena, San Felipe, Valdepeña, Almagro, Albacete, marchesi; Almanza, Andujar, Cabriel, Huete, Velez Rubio, e via discorrendo, non so più bene se una ventina o una trentina di conti. Li raccattavamo per via; quanti erano pronti, venivano con noi; tutti gli altri verranno in giornata, o domattina; e tutti avviati a Burgos, con una parola d’ordine, le Cortes, le Cortes di Castiglia, per Giovanna e Filippo. E voglia o non voglia il re d’Aragona, si convocheranno a Burgos, dove Lerma, Aranda, Soría, Alar, Espinosa, Miranda, Zamora, Medina Rio Seco, Alba de Tormes, tutti i più grandi nomi della vecchia Castiglia ci attendono.