—In tanta rèssa di cortigiani!—notò l’Adelantado.—Sarà difficile.
—C’è Bovadilla;—replicò la marchesa.—E la lettera di don Cristoval Colon sarà aperta e letta dalla regina, appena ella avrà toccato il suolo di Spagna.—
Un cavaliere, giunto allora in anticamera, chiedeva di parlare alla marchesa di Moya. Donna Beatrice, chiesta licenza a don Cristoval, lo fece entrare. Era il marchese di Lucena.
—Signora,—diss’egli, dopo aver fatto riverenza al signor Almirante,—il duca di Ossuna vi chiede consiglio. La città è tutta con noi; prega che siano qui convocate le Cortes. Che si risponde?
—Ecco Bradamante nel consiglio dei paladini;—gridò Beatrice di Bovadilla, ridendo.—Dite al duca di Ossuna che la risposta è facile. Non si può far torto a Burgos, città del Cid Campeador, e capitale della Vecchia Castiglia. Inoltre, prima di risolvere questa od altra questione, dobbiamo prendere i comandi della regina. E per noi, frattanto, l’essenziale è di giungere a Laredo.—
Il marchese di Lucena s’inchinò, salutò l’Almirante, e partì. Ma la conversazione aveva appena potuto riprendere il suo corso, che un altro cavaliere giungeva; e questo, senza farsi annunziare, entrava nella stanza, precipitandosi tosto nelle braccia del signor Almirante.
Era il figliuol suo, don Diego Colon, gentiluomo della corte di Ferdinando. Si odiava il padre, e si teneva a corte il figliuolo; per un resto di pudore, forse, o piuttosto per salvar le apparenze. Nè l’Almirante, sebbene ferito in tanti modi, nella sua dignità come nei suoi più sacri interessi, aveva mai permesso che il suo Diego lasciasse il servizio del re. Gli pareva l’ultimo anello che ancora congiungesse ai reali di Spagna il vicerè delle Indie, e non voleva spezzarlo.
—Non ti aspettavo, quest’oggi;—disse l’Almirante, dopo aver ripetutamente baciato ed abbracciato il suo primogenito.
—Nè io avrei potuto venire da voi, padre mio, prima di domani, essendo oggi di servizio. Ma ho avuto licenza, per prender commiato da voi, se restate a Valladolid. La Corte, domattina, si trasferisce a Burgos.—
Beatrice di Bovadilla volse un’occhiata in giro, come per far intendere all’Adelantado e al conte Fiesco: