—Vostra Eccellenza non dimentica che donna Giovanna è la regina di Castiglia, e che qui siamo, se Dio vuole, in Castiglia;—rispondeva con molta calma il duca d’Ossuna.—Vostra Eccellenza non ignora che non ci son più padri nè figli, dov’è in giuoco la dignità della Corona. Tutto ciò che Vostra Eccellenza ci fa notare col suo gran senno, con la sua grande pietà, con la sua grande prudenza, è stato attentamente considerato da noi. Non abbiamo obbedito a rancori, a puntigli, a dispetti; solo ci siamo studiati di non consigliar debolezze. Giovanna e Filippo son venuti qua in casa loro; ricevono visite, non vanno a farne.—

L’argomento era senza replica. Ma l’arcivescovo di Toledo, non potendo attaccarlo di fronte, si provò a scalzarlo di fianco.

—Intendo, intendo;—diss’egli.—E le ragioni son buone, come le intenzioni son pure. Ma non si potrà forse impedire che il popolo di Burgos faccia i suoi giudizi su questo caso spiacevole.

—Saranno giudizi temerarii;—rispose più placido che mai il duca di Ossuna;—saranno giudizi temerarii, se vorranno trovare un cattivo sentimento dove non era altro che l’obbligo sacro di mantenere nella sua integrità il buon diritto della Corona. Un altro giudizio, e più savio, vorrà fare il popolo di Burgos, pensando che il re d’Aragona, trovatosi qui mentre i reali di Castiglia giungevano in casa loro, non si è neanche degnato di andarli a ricevere alle porte, per offrir loro la casa, che teneva preparata per essi.

—Ah signori! signori!—esclamò il buon Ximenes.—E non son puntigli, questi?

—Ragioni di dignità, ragioni imprescindibili: e Vostra Eccellenza si dorrebbe a buon dritto, non per sè, ma per l’alto suo ministero, se Palencia o Siviglia mancassero di rispetto a Toledo.

—Ma pensate, signori,—insisteva il Ximenes, senza ribattere quell’argomento ad hominem,—pensate che molte cose con un po’ di buon volere dall’una parte e dall’altra s’aggiustano. Castiglia ed Aragona, finalmente, che sono? Non forse la Spagna? la Spagna antica, che le discordie avevano disfatta, aprendone la via al Moro infedele? la Spagna nuova, che dobbiamo saldar meglio nelle leggi e nei cuori? Chi, più del re Ferdinando, s’è adoperato per questa nobile Spagna? Non ha egli condotta a termine la cacciata del Moro? Non ha egli ceduto alla Spagna i particolari diritti d’Aragona sul reame di Napoli? e ancora non combatte per assicurarne il dominio alla Spagna?—

Il duca d’Ossuna aveva chinato più volte il capo alla progressione oratoria dell’arcivescovo di Toledo. E pareva che approvasse: ma non faceva altro che accompagnare col gesto quella enumerazione di meriti. Infatti, come quell’altro ebbe finito, così egli parlò, ribattendo:

—Molte cose si potrebbero rispondere alla Eccellenza Vostra. Poche ne diremo, stretti come siamo dal tempo. Si ricordi quanta parte abbia avuta nella gloria del regno la grande Isabella; e solo può dimenticar la regina, chi ha mostrato di dimenticare la donna. Aragona ha ceduto Napoli alla Spagna, non potendo tenerlo per sè, con dinastia separata e con forze troppo inferiori al bisogno. Che io dica il vero, lo dimostra il fatto che il re d’Aragona, dovunque non vide la pronta utilità dell’impresa, lasciò avaramente in ballo Castiglia.

—E dove?