—Non so più bene;—rispose Giovanna, sconcertata da quel modo di cominciare, che veramente era più originale di quanto ella potesse aspettarsi.—Ricordo che mi hai presentato don Bartolomeo Colon.

—Con una lettera, non è vero?

—Sì, con una lettera di ossequio, di suo fratello l’Almirante.

—Almirante maggiore del mare Oceáno;—aggiunse a mo’ di glossa in margine la marchesa di Moya, badando anche a batter bene l’accento sulla penultima di Oceáno, com’ella soleva.—E la lettera diceva, oltre le parole di ossequio? Non forse che l’Almirante aspettava giustizia dai nuovi sovrani?

—Sì, è vero; e la faremo. Ma che vuoi tu dire con ciò?

—Questo, mia buona regina: che anch’io, dopo l’ossequio dovuto a Vostra Altezza, non vedevo più altro fuorchè don Cristoval Colon, il grand’uomo, il luminare del mondo.

—Come ne parli!—esclamò Giovanna, guardandola fissamente negli, occhi.—E non temi, dandogli questo titolo, di far torto ad Apollo, il dio della luce?

—Non ho da render conto agli Dei; amo quell’uomo. Scendesse Apollo in terra, Apollo che è pure il dio della bellezza, della poesia e dell’arte, egli non avrebbe uno sguardo da me: non lo avrebbe avuto quand’ero ancor giovine, e bella davvero (posso oggi parlarne senza incorrere la taccia di superbia) e già amavo don Cristoval.

—Lo hai amato.... e lo ami sempre....—disse Giovanna, seguendo a modo suo il filo di quello strano discorso.—Bella cosa, amar sempre.... ed essere amata! Perchè non lo sposi?

—Non posso;—rispose Beatrice Bovadilla, con accento di profonda tristezza.