—Non puoi? E chi lo impedisce? Posso io esserti utile?
—No, mia signora;—mormorò Beatrice sospirando.—C’è un triste segreto di mezzo, il segreto di Cordova!
—Posso io saperlo? Vuoi dirmelo?—
La marchesa di Moya non poteva ricusare alla innocente curiosità della pietosa regina il resto di una confessione, ch’ella stessa si era proposta di fare. Ed anche le pareva di sfogare la piena del suo dolore, narrandone ancora una volta le tristi cagioni. Narrò dunque, svelò intieramente il segreto di Cordova.
—E quella donna?—domandò la regina.—Se è libera, come tu dici, non darà la sua mano a don Cristoval?
—Non vuol saperne;—rispose Beatrice di Bovadilla.
—Non vuol saperne? e perchè, dopo il suo fallo? ed essendo questo l’unico modo di ripararlo?
—Non lo so;—disse Beatrice.—Pare che le sia entrata nel cuore una avversione invincibile contro il padre del suo Fernando, anche prima che questi nascesse. Misteri della povera carne! Ed io non cercherò di approfondirli. Pure ho tentato di ricondurla alla ragione, quella donna ostinata; e tanti anni fa, ed ancora in questi ultimi tempi. Dio mi è testimone che ho fatto ogni mio potere per convincerla. Non trovandola io, ed essendo chiamata dal segnale dei fuochi d’allegrezza a Laredo, ho posto sulle sue tracce una fidata persona, che l’ha ritrovata finalmente a Granata, consegnandole una lettera mia. Frate Alessandro, un buon francescano, che era il mio messaggero, è tornato iersera da me, senza aver nulla ottenuto. Le ha parlato da religioso e da cavaliere ad un tempo, ma senza alcun frutto. Gli ha risposto che è contenta così, e che vuol vivere in pace. Ma forse io m’inganno, sulla avversione inesplicabile di lei. Se don Cristoval fosse in auge, parlerebbe ella ancora così? Certo, non amerà esser la moglie di un povero abbandonato.
—E se io lo rimettessi in onore?—disse Giovanna.—Se io gli rendessi, unita col mio Filippo, tutti i suoi titoli, i suoi diritti, i suoi privilegi?...
—Chi sa? forse allora si muterebbe il suo cuore.