—E tu ne saresti contenta?—
Beatrice di Bovadilla stette dubbiosa un istante: ma si pose una mano sul cuore, come per reprimerne le voci ribelli, e rispose con accento sicuro:
—Sì, perchè mi parrebbe di avere adempiuto l’obbligo mio.
—Ami tu in questo modo?
—Ma sì, mia dolce signora. Ognuna di noi ama in un suo modo particolare. Il mio non rifugge dal sacrifizio.
—Povera Bovadilla, come devi soffrire! Ed è sempre bello, il tuo Almirante? bello, come io l’ho veduto bambina, alto, maestoso, sereno, con quei grandi occhi azzurri e quelle labbra che facevano anche più bello il sorriso?
—Sempre!—rispose Bovadilla, chiudendo gli occhi con atto religioso;—sempre tale io lo vedo, attraverso la nebbia degli anni. Ed è bello come un dio antico, sul cui capo sia passato il dolore, lasciandogli i suoi segni augusti nel viso. I travagli della vita lo hanno estenuato; gli tremano le membra, e spesso ricusano di sostenerlo; ma i suoi alti servigi ne han colpa. La fronte, ampia e serena, è campo di celesti pensieri, di cui si vorrebb’essere a parte; gli occhi scintillano, dardeggiano, e passano i cuori; le labbra.... ha detto bene Vostra Altezza.... le labbra son tali da fare anche più bello il sorriso, la cosa più bella, forse l’unica bella sulla faccia dell’uomo. L’aureola dei suoi patimenti raddoppia quella delle sue imprese immortali; essa fa di lui il più grande fra gli uomini.
—Che ardore!—esclamò la regina.—Ma quando si ama, si pensa così. Niente val più del nostro amore; niente val più dell’uomo che amiamo.—
Giovanna era sul punto di cadere in una delle sue estasi frequenti, donde tornava poi tanto difficile richiamarla alle cure volgari della vita.
—Ed io non abbandonerò più quell’uomo;—ripigliò la marchesa, alzando la voce, come per trattenere lo spirito vagabondo della regina.—Anzi, mi ascolti Vostra Altezza, io dovrò pregarla ben presto di darmi licenza. Alla mia regina ho portato l’omaggio di un cuore devoto; ma ella non avrà più bisogno di me; resterò a Valladolid.—