—Sì, e gravissimo; è moglie ad un uomo che non voleva prestarsi ad un tradimento contro Giovanna e Filippo, legittimi sovrani di Castiglia.—

Così avendo incominciato, Beatrice di Bovadilla narrò tutta la storia del conte Fiesco e della contessa Juana. L’anima mite della regina si turbò grandemente al racconto di quella prepotenza inaudita, che, com’ella disse, gridava vendetta a Dio.

—E giustizia ai suoi ministri in terra;—conchiuse la marchesa di Moya.—Così si è messo il coltello alla gola d’un povero gentiluomo, straniero di nascita, ma vissuto parecchi anni ai servizi di Castiglia. E si aspetta da San Domingo la prova che la contessa di Lavagna non sia stata suddita Spagnuola. E si aspetta da Genova la prova che sia veramente la moglie del conte Fiesco. Se poi il conte Fiesco si decide a far firmare questo trattato dal re Cristianissimo, non c’è più mestieri di prove da Genova, non c’è più mestieri di prove da San Domingo, e la prigioniera è restituita al povero conte.—

Così dicendo, la marchesa di Moya aveva cavato un foglio dalla sua borsa di velluto, e lo metteva sotto gli occhi della regina.

Giovanna lèsse, e strinse convulsamente le labbra.

—Pazienza per me, che sono sua figlia;—diss’ella.—Ma contro i diritti di Filippo! È orribile, sai? Son pazza.... pazza io, perchè amo! Così avess’egli veramente amata mia madre, che non vedrei sul trono di Aragona la sua Germana di Foix! Ed è della sua cancelleria, lo scritto;—soggiunse, guardando ancora il foglio malaugurato.—Conosco la mano del suo segretario Fernando Alvarez di Toledo; un Castigliano che non abbiamo ancor veduto alla nostra corte! Meglio così, dopo tutto; che io non lo vedrei di buon occhio. Mi lasci questo foglio?

—È commesso alla mia fede, signora. Questo posso giurare, che non andrà, per le mani d’un Fiesco, a Parigi.

—Ripiglialo, Bovadilla. Tanto, mi scotterebbe le mani. E mi dicevi che le carceri sono attigue al palazzo di Giustizia?

—Sì, e se Vostra Altezza ama davvero la sua Bovadilla....

—E la mia Bovadilla, e la giustizia del mio regno;—rispose con nobile accento la regina.—Andiamo senza perdere un istante. Dov’è Filippo? Si cerchi del re.—