—Sua Altezza la regina di Castiglia! aprite!—intimò il capo degli arcieri.

Il cancello si aperse, e la regina entrò in un cortile di vecchio convento, diventato prigione. Il prevosto delle carceri non tardò ad apparire dall’alto di una scala, e tutto confuso da quella visita inaspettata scese a precipizio, rischiando un paio di volte di fiaccarcisi il collo.

—Agli ordini di Vostra Altezza;—balbettò egli, piegandosi in due;—agli ordini di Vostra Altezza.

—Voglio visitare le carceri;—disse la regina, con piglio severo.—Precedimi.—

Il prevosto non osava passare avanti: ma Beatrice di Bovadilla gli fece notare che dove Sua Altezza ordinava, il cerimoniale portava di obbedire. E il prevosto si piegò in due una seconda volta, precedendo la comitiva fino al piano superiore del chiostro.

—Non aspettavate di rivedermi così presto?—gli disse a mezza voce la marchesa di Moya, mentre la regina si affacciava nell’intercolonnio, a guardare di sotto e d’intorno.

—Signora.... sa Iddio se avrei voluto contentarvi l’altro giorno; ma ho comandi superiori.... sono schiavo del dovere....

—Il vostro dovere lo vedremo quest’oggi;—ribattè la marchesa.—E preparatevi a farlo bene.

—Che cosa gli dici?—domandò la regina, avvicinandosi.

—Che si disponga a liberare il mozzo Bonito, secondo gli ordini di Vostra Altezza;—rispose la marchesa di Moya.