—Possiamo almeno entrare, a visitare il prigioniero;—disse la marchesa, alzando la voce.—Apriteci, signor prevosto. E Vostra Altezza si degni di entrare,—soggiunse, premendo con devota amorevolezza il braccio della regina.—La contessa Juana del Fiesco aspetta una buona parola dal bel labbro regale.
—Bel labbro!...—mormorò la regina.—Bel labbro!... Come sei originale, Bovadilla! Andiamo dunque;—soggiunse, alzando a sua volta la voce;—e portiamo la buona parola. Bel labbro!—tornò a ripetere sommessamente.—Bel labbro! Così parlasse Filippo!—
La regina voleva visitare il prigioniero; era nel suo diritto, e adempiva anche uno dei precetti della santa madre Chiesa. Il prevosto non ebbe argomenti da opporre, e mise mano alle chiavi. La cella del numero sette fu aperta, e la regina passò.
Il mozzo Bonito era là, nel vano dell’unica finestra onde prendeva luce la cella; e stava con la fronte appoggiata alle sbarre d’una inferriata, per sentire il fresco del metallo, e per bere un soffio d’aria, della buona aria del cielo, della eterna libera, che forse ignora la sua grande fortuna. Non si era volto, all’aprirsi dell’uscio, pensando che si trattasse d’una delle solite visite de’ suoi carcerieri; ma si volse al fruscío delle vesti femminili, e ad una ondata d’insolita fragranza che penetrava in quel chiuso. Vide allora le dame, riconobbe la marchesa di Moya, e si gettò nelle braccia che essa gli tendeva in quel punto.
—Ecco la regina, mozzo Bonito;—fu pronta a dire la marchesa di Moya;—la regina Giovanna, che vi fa la grazia di venirvi a vedere.—
Il mozzo Bonito guardò quella dama dal malinconico aspetto e dai grandi occhi buoni; si chinò, le prese la mano, baciandola divotamente, e ruppe in uno scoppio di pianto. Erano le prime lagrime che Fior d’oro avesse versate là dentro.
—Mozzo Bonito! mozzo Bonito!—esclamò la regina, commuovendosi.—O piuttosto, contessa del Fiesco.... Sappiamo tutto: non piangete; siamo qua noi. Dio!—soggiunse, volgendosi alla marchesa.—Come è bella! Se avesse i capelli biondi, non si direbbe?...
—La regina vi fa giustizia;—prese a dire la marchesa, cercando di rompere il corso dei pensieri regali.—Essa abomina una odiosa prepotenza, a cui il suo governo è straniero. La regina vi ama, e vi conduce a respirare un’aria più sana. Venite, contessa, e ringraziate la regina fuori da questa orribile stanza.
—Ci sa di rinchiuso;—aggiunse la regina, muovendosi.—E come è brutta la prigione!—
Uscita dalla triste stanzetta, la comitiva svoltò l’angolo del corridoio, avviandosi a quella parte dond’era venuta. Il signor prevosto delle carceri si trovò male a quella vista, e fu per cacciarsi le mani nei capelli. Come richiamar dentro il prigioniero, senza offendere la regina, che andava oltre, tenendogli per dimostrazione di benevolenza una mano sugli ómeri? La marchesa di Moya, che veniva dopo di loro a pochi passi di distanza, vide il comico agitarsi del disgraziato; ma non si diè cura delle sue smanie, e seguitò imperturbata un esodo che le pareva troppo bene avviato. Ma egli non la intendeva così; e fattosi animo, afferrò la marchesa per una manica ricadente della sua sopravveste di broccato.