—Un po’ di verde e un po’ di pace!—esclamò Fior d’oro, traendo un lungo sospiro.
—Questo prima di tutto;—riprese il capitano Fiesco.—Ma io ritorno anche al desiderio di vivere. E sarà, se tu vuoi, il primo boccone che dopo tanti giorni d’angoscia non m’andrà di traverso.—
Fior d’oro si strinse amorosamente al fianco del suo cavaliere. E tutt’e due entrarono nella posada della Gaita Zamorana. Due minuti dopo erano nel giardino attiguo, seduti sotto un pergolato di vigna, che incominciava a vestirsi di pampini.
Qui, mentre l’ostessa andava e veniva col meglio della sua cucina, scusandosi di non poter fare di più a cagione dell’ora bruciata, i suoi due forestieri si scambiavano le prime parole un poco ordinate, i primi pensieri un po’ riposati, riandando i giorni dolorosi della loro separazione.
—Che orrore, Fior d’oro! E che angoscia, la mia, pensando a quello che tu dovevi soffrire! Come avrai pianto, mia povera bella!
—No, sai? Per te, mi sono afflitta; per me, non ho versato neanche una lagrima. Ero tranquilla. Come ciò fosse non so; ma dopo il primo momento di sdegno per la infamia del re Ferdinando, una gran pace si era fatta nell’animo mio, per effetto di una profonda sicurezza. Ti sentivo presente, Damiano, ti sentivo molto vicino a me, ed ero tranquilla. Vedevo tutti i tuoi passi, udivo quasi le tue parole. Tu hai parlato anche al re.
—Come lo sai?
—Ti ho veduto, ti ho seguito con gli occhi del cuore. Non ho bene inteso tutto; ma tu parlavi alto, come sai, come ti consigliava l’amor tuo per Fior d’oro. Anch’io col Ximenes....
—Ah, sì, egli è venuto infatti da te;—interruppe il capitano.
—Col miele sulle labbra, e non dicendomi il vero;—riprese Fior d’oro.—Mi avevano arrestata, perchè in ispoglie virili; che pretesti infantili! Lo avevo ben inteso io, che il mio delitto era più grave; d’essere Anacoana, la regina di Xaragua, e d’essere fuggita al loro capestro. Come l’hanno scoperto? o come l’hanno sospettato? Ma io, non dubitare, ho accolto per buono il loro pretesto, che mi toglieva dalla dolorosa alternativa di mentire davanti ad anima nata, o di nuocere a te con la mia sincerità.