—Dio!—esclamò il Fiesco, atterrito al solo pensarci.—E come avresti potuto tener fermo alle loro minacce?

—Avrei mentito a mezzo, tacendo. Conosci i figli d’Itiba, o Damiano, come siano saldi ai tormenti. Il cielo non ha consentito loro altra difesa che questa! Ma per me non fu necessario, e la mia povera persona non sarà tanto orgogliosa da ricusare la sua gratitudine alla giustizia del re. Avevo anche indovinato dalle parole del Ximenes che qualche cosa mancava ai miei carcerieri, e che quella cosa si voleva da te, o dal signor Almirante.

—Da me, da me;—rispose il capitano.—Io dovevo ottenere da Gian Aloise che andasse in Francia, per un trattato d’alleanza, onde fosse a Giovanna e a Filippo impedito di regnare in Castiglia.

—E per questo partivi, come annunziava il Ximenes?

—Sì, per salvarti. Anche il signor Almirante mi esortava a far ciò, per quanto danno gliene potesse venire. Scusami, Fior d’oro, ma io, per eccesso d’amore, son meno forte di te. Accetterei tutti i tormenti; non saprei rassegnarmi al rischio di perderti. Ah, gran fortuna, o provvidenza del cielo, l’arrivo della marchesa di Moya! E l’arrivo inatteso di Giovanna! e gli eventi precipitati, con tutto quello che tu hai veduto stamane!

—Beatrice di Bovadilla è una donna incomparabile;—disse Fior d’oro.—Che forza sugli uomini e sulle cose avrebbe avuta il Giocomina, con quella donna al fianco! Una donna,—soggiunse Fior d’oro, con un sorrisetto malizioso,—è spesso un impiccio, pei cavalieri in viaggio; ma è pure un grande aiuto, se ha cuore ed ingegno; non credi?

—Se lo credo! Ma mi fai pensare agli impicci, adorata creatura. Mi fai pensare che bisognerà rinunziare a quello dei tuoi abiti maschili. Buoni laggiù, sulla costa di Maima, e sulla coperta d’un naviglio, con la giunta della pece e della fuliggine che vi faceva parere un diavoletto nero; non potevano andar più in Europa, tra gente più o meno civile, dove bisogna levarsi le croste d’attorno, e mettere in mostra la più bella faccia del mondo nuovo e del vecchio. E vedi, cara, come anche l’ostessa, quando ti viene davanti, non sa più spiccar gli occhi da te.

—Ma sì, ho ben veduto; e m’annoia. Dio sa che cosa s’immagina; che voi, per esempio, bel conte, abbiate piantata laggiù sull’Entella una povera castellana a struggersi in pianti e sospiri, per venire qua a rubar cuori in Castiglia, e portarveli attorno travestiti da scolaretti.

—Ella non vorrà far questa offesa alla contessa Juana del Fiesco, che, se Dio vuole, non è a pianger laggiù;—rispose il capitano, mettendosi volentieri sul medesimo tono.—Venite qua, padrona;—soggiunse, volgendosi all’ostessa, che non era lontana;—vi piace il mozzo Bonito, come gli fa comodo di chiamarsi in viaggio?

—Se mi piace?—esclamò la donna sincera, giungendo le palme ed accostandole al viso.—Per sant’Jago di Compostella, lo mangerei dai baci.