—Con che gusto, signora!—

Così dicendo, l’ostessa della Gaita Zamorana saltò al collo del mozzo Bonito, e gli stampò due bacioni, uno per guancia. Avrebbe ricominciato, se non fosse stata fermata da una osservazione del cavaliere.

—Ponete mente, padrona;—diceva egli;—avete baciate due guance, su cui oggi appunto si sono posate le labbra della vostra regina.

—Signore Iddio! è vero questo?

—Come è vero che qui c’è un castigliano per lo scotto.

—Vi rifaccio il resto, signor conte.

—No, cara; anzi, eccone qui un altro, per fargli compagnia. I castigliani si annoiano, da soli. Quanto a noi, abbiamo passate due belle ore in pace nel vostro giardino; e valgono certamente di più.

—Tornateci, allora.

—Se si potrà: ma temo di no.

—E allora, siate benedetti da Dio; e vi accompagnino tutti i santi del cielo.—