—Torni presto, il mio buon fratello, il mio fido compagno di pericoli;—diss’egli:—ma notizie di Corte io non ne aspetto più.

—Perchè? non è da disperare ancora;—notò la marchesa.—Dopo ciò che la regina mi ha detto!

—E non fatto!—replicò l’Almirante.—E dove non avete ottenuto voi, chi altri può sperar di ottenere? Del resto, Bovadilla,—soggiunse egli, chiamandola per la prima volta con quel nome, che a lei suonò dolce come una carezza,—alla vigilia di appressarmi a Dio, non voglio più accoglier pensieri di grandezze umane. Le ho sepolte nel mio testamento, per coloro che saranno dopo di me. Io aspetto giustizia da chi mi può usare misericordia. Non più dignità, non più onori; Cristoforo Colombo, pei miei concittadini.... Cristoval Colon, per chi m’ama ancora, in questa patria d’adozione; ecco ciò che deve restare di me. Non piangete, vi prego. Non piango io, Bovadilla! son calmo e sereno; sento una pace, qui dentro, che mi maraviglia.... e mi piace.—

Poco dopo reclinò la fronte, e si addormentò, d’un sonno leggero e dolce, come un bambino. Ah, se quel sonno avesse potuto ristorarne le forze!

Ma quel discorso aveva profondamente contristati gli amici. Che significava quel senso di rinunzia a tutto ciò che fino allora aveva animato, quasi tenuto in vita il signor Almirante? Non forse l’istessa rinunzia alla vita?

—Triste!—esclamò il capitano Fiesco, in un di quei brevi colloquii ch’egli e Fior d’oro avevano ad intervalli con la marchesa di Moya.—Anche la speranza l’ha abbandonato.

—È vero; e lo pensavo ancor io;—disse donna Beatrice.—È un brutto indizio. Ma se ha da morire,—riprese ella, con voce piena di sdegno e di lagrime,—è bene che muoia così, col sentimento della ingratitudine dei grandi. Giovanna è incapace di star due ore in un pensiero, che non sia la sciocca bellezza del suo sciocco marito; Ferdinando è perfido; e l’una e l’altra Corte proseguono le loro particolari ambizioni; chi può pensar oggi allo scopritore di un mondo?

—Gran macchia sarà per la Spagna, se egli muore così trascurato, vilipeso, senza aver ottenuto giustizia;—conchiuse Bartolomeo Fiesco, fremendo.

—No, conte, non dite ciò;—rispose la marchesa.—Rimorso, sì, e non per sè stessa, ma per coloro che l’hanno in governo; macchia no, macchia no. La Spagna è più pura e più tersa che mai. Alla mente più eletta che Iddio mandasse in terra a glorificare il suo nome, la Spagna ha già reso giustizia. Pei suoi monarchi, vi basti Isabella. Per la sua nobiltà, vorrete dimenticare i Medina, i Quintanilla, i Santangel? Per gli uomini suoi di pietà e di dottrina, non ricorderete Giovanni Perez Marchena, Diego di Deza, il cardinale Mendoza? Quanto al suo popolo, rammentatelo, vedetelo tutto accalcato sul passaggio dello scopritore, del messo di Dio, da Cadice a Barcellona: fu mai nell’antica Roma trionfo più grande di quello? E vedetelo, il popolo spagnuolo, ammiratelo ancora con me, in questo povero Gil García, che senza sapere di guerre, d’ingiustizie, di viltà dei potenti, paga per tutti il debito della riconoscenza e dell’amore, ospitando l’Almirante in sua casa. È modesta, la casa; ma erano più modesti ancora i primi templi innalzati alla gloria del Dio vero. E voi lo vedete, il vecchio marinaio, quante volte passate per l’anticamera; fermo là, che non osa entrare dal suo comandante, che non osa chieder notizie, per timore di averle cattive, ed ha sempre gli occhi pieni di lagrime. Questa è la Spagna, amico, e tutto il resto che sapete, lo potreste anche ignorare con me. Finalmente,—conchiuse la marchesa con accento di nobile alterezza,—se nessun altri qui, tra i Pirenei e l’Atlantico, avesse fatto il debito suo per quell’uomo, ci sarei sempre io, Bovadilla; e penso che potrei bastare, agli occhi della posterità. Vi lascio, amici; sento ch’egli mi cerca.—

E strette con moto convulso le mani del Fiesco e della contessa Juana, si avviò verso la camera dell’Almirante, asciugando in fretta le sue lagrime. Anch’ella, come Gil García, n’aveva sempre gonfie le palpebre. E doveva rattenerle, al capezzale del caro infermo; e la più parte del tempo doveva esser là, con aspetto tranquillo. Quando non c’era, sentiva d’esser cercata; nè mai s’ingannava, e ne aveva la conferma nelle parole di lui, negli atti del viso, nel lampo degli occhi. Conferisce questi doni di seconda vista l’amore.