—Come soffre!—mormorò Fior d’oro.—Ed ha la virtù di sorridere, quando è vicina a lui.

—Per questo,—disse il Fiesco,—non ci siete se non voi, donne, che sapete vincer l’affanno, e mostrare il volto sereno.—

La notte del signor Almirante fu quieta, con pochissima febbre. L’infermo aveva potuto dormire, a parecchie riprese, un paio d’ore. I cuori si riaprivano alla speranza; anche quello di Bovadilla, che vide apparire l’alba del 20 senza troppo terrore. Ma come la prima luce del giorno penetrò nella stanza, il signor Almirante volle la visita di Dio.

—Non vi ho detto che lo desidero?—disse egli, a chi mostrava di non vedere la necessità della cerimonia religiosa.

Frate Alessandro andò tosto al vicino convento di San Francesco, e tornò col priore, che già aveva visitato don Cristoval durante il suo soggiorno in Valladolid. La confessione fu breve; ricevendo l’assoluzione, il signor Almirante espresse il desiderio che la sua salma fosse depositata nel chiostro del convento, per divozione al poverello d’Assisi, la cui vita terrena era stata tutta amore, sacrifizio, e glorificazione delle opere di Dio.

Poi venne col viatico il parroco di Santa Maria l’Antigoa, sotto la cui giurisdizione ecclesiastica era la casa di Gil García. Tra le preghiere degli astanti genuflessi, a cui rispondeva con ferma voce l’Almirante, levato sui guanciali il capo e le spalle, gli occhi scintillanti di viva luce, e giunte le scarne mani sul petto, la cerimonia fu commovente; cerimonia paurosa per istrazio interiore a quanti ancor pieni di vita sono costretti a pensare una volta l’orribil momento che dovranno lasciarla; cerimonia solenne d’insegnamenti a chi vede in essa la chiusa del dramma oscuro dell’esistenza, il punto fatale che tutte le ambizioni soddisfatte vanno in dileguo sulla medesima china delle speranze deluse, e piacere e dolore, e bene e male delle nostre passioni, nobili o ree, ma tutte egualmente fumose, si estinguono nell’eterno silenzio, mentre un arcano conforto di promesse celesti entra nell’anima per quelle medesime labbra che si torceranno nello spasimo della morte terrena. Dio, il consolatore invisibile, è là: si sente giungere, appressarsi, discendere, con la parola augusta che gli angeli hanno insegnata alle povere lingue degli uomini.

Partitosi di là il religioso cortéo, al morire delle voci oranti sulla via, l’Almirante si assopì. Ma furono pochi minuti di tregua, che oramai non ingannavano più nessuno dei suoi familiari. Era grave, affannoso il respiro; apparivano contratti i muscoli della bocca, infossate le occhiaie; ardevano i polsi, battuti dalla febbre; la fronte e le tempie s’imperlavano di sudore gelato. Ad un tratto aperse le palpebre, e mosse gli occhi lentamente in giro, considerando l’uno dopo l’altro i presenti.

—Diego?—chiese egli poscia.—L’Adelantado? Non sono ancora arrivati? Poveretti!...—

E pareva volesse soggiungere: non mi vedranno più vivo.

Stette alquanto in silenzio; poi, volgendo lo sguardo al figliuolo Fernando, lo chiamò più vicino.