—Sì, amico mio, sì....—rispose il morente, che ancor riconobbe alla voce il suo vecchio ufficiale.—Dio ha un fine, che noi non possiamo intendere; Dio ordisce una tela immensa, di cui non vediamo altro che un tratto. Non dubitate.... E non vi sembri argomentazione di piccolo intelletto. Ha pure la sua grandezza il vedere in questo modo la giustizia di Dio; mentre non ne ha nessuna il negare ogni cosa, e il disegno e l’artefice. Egli vede e provvede, nell’arcano del suo pensiero; egli dà le mercedi. Trascura i buoni, che sicuri lo aspettano; ma invigila i tristi e le opere loro.—

Così parlando, si era stranamente animato. Inutile il tentare di calmarlo. Gli fiammeggiavano le guance; gli scintillavano gli occhi; ma in quella gran luce, ond’erano accesi, egli già più non discerneva nessuno. E incominciava a vaneggiare; e più confuse gli si offrivano le immagini delle cose; più rotte gli uscivano di bocca le frasi.

—Sono legione, i malvagi! E tutti contro il guerriero di Dio. La mia spada, conte Fiesco! dov’è la mia spada? Ch’io li assalga! ch’io li disperda! Roldano, che ho sempre beneficato, anche voi? Guevara, Porras, gente malnata! Aguado, Ovando, anime nere.... Don Francisco di Bov.... No, no; via la spada! L’uomo perdoni, e Dio giudichi. Ed egli viene.... egli viene.... incalza, in un gran cerchio di luce. Cieco, cieco chi non ti vede, gran luce dell’anima! O Signore, in cui ho sempre sperato, o Signore in cui ho sempre confidato!... I vostri santi, avvocati miei, dove sono? Ah, ecco, nella vostra gloria confusi, sorridono.... accennano.... chiamano.—

Ansava, e le parole si facevano più rade, più inintelligibili. Un moto convulso, veloce, turbinoso, gli agitava il sommo del petto, come se il cuore, ad un tratto impazzito, sventolasse là sotto, tentando fuggir dal suo carcere. E fece uno sforzo ancora, il morente, uno sforzo sovrumano, per proferire le sue ultime parole.

—A voi, Signore.... a voi.... In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum.

Seguì un rantolo sordo; e un altro ancora, in cui le labbra si torsero. Gli erano tutti intorno, piangenti; Bovadilla innanzi a tutti, con la mano sulla fronte di lui, stillante il gelido sudore della morte. E le scoppiava il cuore, e avrebbe voluto dargli l’anima sua. La vide egli? la vide un’ultima volta, mentre alzava le palpebre, e le pupille stravolte cercavano ancora la luce? Si richiusero le palpebre, si ricomposero le labbra, cessò la danza spaventosa del cuore; l’anima grande di Cristoforo Colombo era volata incontro al suo Dio.

Un grido straziante ruppe dai petti; labbra avide cercarono la fronte marmorea e le fredde mani dell’estinto: baci si avvicendarono con lagrime su quella povera carne, che aveva cessato di patire. Poi, s’inginocchiarono tutti intorno al letto; e pregarono, lungamente, in silenzio.


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