—Intendiamoci, dunque;—diceva il signor luogotenente, nell’atto di scendere dal suo tribunale.—Chi rompe paga; e a chi rompe il bando, è pena la testa.

—Per quel che mi risguarda, non dubitate;—rispose il capitano Fiesco.—Parto oggi stesso, e vado lontano, molto lontano, a condir con le lagrime il duro pane dell’esule.

—Sta bene, sta bene;—borbottò il Roccabertino, passandogli accanto accigliato.

Ma sotto voce aggiungeva:

—A Gioiosa Guardia, non è vero? Così potessi seguirvi!—


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Capitolo XX.
Raggio di Dio.

Gioiosa Guardia! Gioiosa Guardia! E voi stavate là, bella ròcca dalle cinque torri e dall’alta bandiera sventolante nel sereno, tra il Graveglia e l’Entella, aspettando i vostri signori, ed annoiandovi parecchio, nè più nè meno di don García, vostro grigio ed allampanato custode. Ma quando la nobile coppia fu annunziata dal frate scudiero, che faceva da battistrada, quando ella giunse alla vista delle cinque torri, che gazzarra di falconetti dai vostri bastioni! che allegro scampanío dal battifredo, e che gaio andirivieni di sagola, lunghesso l’asta della bandiera, per dare ai ritornanti il triplice saluto del drago nascente e del gatto sedente, affrontati sullo scudo bandeggiato d’azzurro e d’argento!